• Opinioni

Clubhouse, i dubbi sul social network del momento

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Nicola, Antonio, Raffaele e altri 2

Nel 2009 Google lanciò Wave, uno strumento di messaggistica e social collaboration che irruppe prepotentemente nel panorama dei social di allora. I primi inviti furono riservati a una cerchia di early adopter esclusivi, ci finii in mezzo grazie ad alcune conoscenze, iniziammo ad utilizzarlo come indefessi. Non lo capivamo del tutto ma ce lo facemmo piacere. Facebook non aveva ancora raggiunto le attuali dimensioni, ma già a quel tempo veniva considerato il social per antonomasia. Nel giro di pochi mesi, passato l’entusiasmo iniziale, più utilizzavamo Wave, più ce ne disinnamoravamo. Ad agosto 2010 Google annunciò lo stop con una laconica dichiarazione: non è andata come speravamo 1.

Con Clubhouse mi pare di rivivere una storia simile, a partire dall’entusiasmo sfrenato dei più per una nuova (un’altra…) piattaforma imposta agli utenti a suon di quattrini spesi in pubblicazioni agiografiche sulle maggiori riviste tecnologiche e su tutti i quotidiani. Il meccanismo ad inviti, spacciato come esigenza tecnica per contenere la crescita nella fase iniziale, contribuisce a istillare il senso di esclusività a chi ne fa parte, ma è davvero così?

Siamo sempre gli stessi, rimbalziamo tra Facebook, Instagram, Twitter, WhatsApp, TikTok e adesso Clubhouse. Produciamo, o forse sarebbe meglio dire “abbiamo l’impressione di produrre”, contenuti di un qualche valore quando invece generiamo soltanto effimero rumore che si perde nell’istantaneità delle miliardi di conversazioni che affollano i social. Siamo un po’ prigionieri inconsapevoli di queste gabbie che solleticano il nostro bisogno di essere ascoltati, ma che indietro ritornando molto poco.

Clubhouse non è un posto migliore di tanti altri, così come i più lo vanno dipingendo. È solo un’altra illusione dove noi siamo il prodotto finale e dove la morale è sempre la stessa: non siamo noi a utilizzare la piattaforma per divertimento ma è la piattaforma ad a utilizzare noi per far soldi. Almeno, finché durerà.


  1. HBR, Google Wave decision shows Strong Innovation Management. 
  • Record

Apple da record: 111,4 miliardi di ricavi e trimestrale sopra le attese

Nell’anno nero del Covid-19 Apple segna una trimestrale storica: gli iPhone e i servizi registrano un nuovo record di ricavi.

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Antonio e Giacomo
Tim Cook, CEO di Apple.

Il primo trimestre fiscale del 2021 di Apple, vale a dire l’ultimo trimestre dell’anno solare 2020, si è chiuso con 111,4 miliardi1 di dollari di ricavi. La cifra ha polverizzato ogni record precedente registrando, nell’anno nero del Covid-19, un incremento su base annuale del 21%.

2020/122019/12
Net sales95,67879.104
Services15,76112,715
Total111,43991,819
Ricavi per segmento nel Q1 2021, valori in miliardi di dollari.

Il 64% dei ricavi sono riferiti al mercato internazionale al di fuori degli Stati Uniti. Il cash flow generato è stato pari a 38.8 miliardi di dollari. Il segmento degli iPhone, dei wearables e dei servizi ha toccato vette mai raggiunte prima. Le vendite degli iPhone, in particolare, sono esplose attestandosi secondo le stime di IDC intorno ai 90.1 milioni di unità (pari al 23,3% della quota di mercato globale delle vendite dei telefonini), registrando una crescita del 17% rispetto al 7,6% dello stesso periodo del 2019. A ridosso del Natale si stima che su 10 attivazioni di smartphone 9 erano iPhone.

Our December quarter business performance was fueled by double-digit growth in each product category, which drove all-time revenue records in each of our geographic segments and an all-time high for our installed base of active devices
Luca Maestri, CFO di Apple

Alla CNBC Tim Cook, CEO di Apple, ha dichiarato che il numero di iPhone venduti durante il trimestre sarebbe potuto essere ancora più significativo se gli Apple Store fisici fossero rimasti aperti e non avessero subìto le restrizioni dovute alla pandemia. Inoltre in una conference con gli analisti ha sostenuto che i nuovi iPhone 12 non hanno solo spinto gli utenti già in possesso di un modello precedente di iPhone a fare l’upgrade ma hanno anche eroso importanti fette di mercato agli altri produttori.

Un caro saluto a Samsung e a tutti gli altri produttori.


  1. Apple, Apple reports first quarter results (Q1 2021). 
  • Insider

Apple è al lavoro su un visore VR e sulla prima generazione di occhiali per la realtà aumentata

Il primo sarà un prodotto di nicchia destinato probabilmente agli sviluppatori che aprirà la strada ai futuri occhiali per la realtà aumentata destinati al mercato consumer.

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Antonio, piraflappy, Giacomo e un altro

Portano i nomi in codice N301 e N421: il primo è un prototipo in fase avanzata non ancora giunto allo stadio finale dello sviluppo, quello per intenderci propedeutico al via libera alla commercializzazione; il secondo, invece è ancora in una fase embrionale, nota come architecture, quella dedicata alla definizione delle tecnologie alla base del suo futuro sviluppo. Sono i precursori dei prossimi dispositivi a cui sta lavorando Apple, rispettivamente un visore di nicchia di fascia alta, destinato agli sviluppatori, e i futuri occhiali per la realtà aumentata destinati al mercato di massa. Lo riporta Bloomberg1 citando delle fonti with knowledge of matter, in altre parole insider molto bene informati sulla questione. A giudicare dai dettagli e dalla risonanza che sta avendo la notizia, c’è da aspettarsi che sia più che verosimile.

Oggi il mercato dei visori è una partita a due, tra Facebook e Sony che detengono rispettivamente il 38,7% e il 21,9% delle quote di mercato. Apple, potrebbe stravolgere tutto, come ha fatto con l’iPhone e l’iPad per gli smartphone e i tablet.

vendormarket share
Facebook38,7%
Sony21,9%
DPVR8,9%
Pico9,2%
HTC4,9%
Altri16,3%
Fonte IDC, quote di mercato basate sui volumi di vendita del secondo trimestre del 2020.

Tornando all’N301, costerà un bel po’, più degli omologhi rivali che oggi si aggirano in una forbice di prezzo tra i 300 e i 900 dollari sul mercato americano (Oculus, PlayStation VR e gli Handset di HTC). Inoltre ci saranno dei limiti alla sua diffusione: i negozi fisici non ne potranno vendere più di uno al giorno. Se si escludono le catene di reseller, considerando i circa 500 Apple Store presenti su scala globale, stiamo parlando di non più di 180mila unità vendute all’anno. Non è chiaro al momento se saranno resi disponibili anche su altri canali di vendita, comunque sia pare appurato che il modello N301 non sarebbe pensato per il mercato di massa, a differenza dell’N421.

Ci sarebbero tuttavia alcuni problemi ancora da risolvere: il dispositivo pare sia troppo pesante, tanto da poter provocare un affaticamento alla base del collo se indossato per lunghi periodi. La buona notizia è che gli utenti con problemi di vista potranno inserire al loro interno delle lenti, fornite — a quanto pare — direttamente da Apple, con modalità ancora tutte da chiarire considerando gli adeguamenti necessari alla normativa medica sulla materia dei vari paesi. Pare inoltre che i piani iniziali di Apple fossero quelli di dotare il visore con un processore meno potente, per alleggerirli, rendendo necessaria una connessione a un qualche tipo di hub domestico via wi-fi. Sembra però che l’idea non piacesse affatto a Jonhy Ive, allora a capo del team di design, ed è stata del tutto abbandonata a favore di un dispositivo completamente autonomo.

Ultima nota di colore, per così dire: il prezzo. Considerando la tendenza al rialzo del price tag dei suoi prodotti, Apple potrebbe commercializzare il dispositivo finale, quello destinato al mercato di massa, partendo da un segmento base non proprio accessibile a tutti. Se prendiamo a riferimento il costo degli HoloLens di Microsoft, che viaggiano sui 3.500 dollari, possiamo farci una certa idea. Di sicuro rappresenteranno uno shock per il mercato e diventeranno un dispositivo desiderato dai più come lo fu l’iPhone e l’iPad. Non faranno la fine indecorosa dei Google Glass e non saranno relegati a un prodotto marginale come gli attuali concorrenti. Non li vedremo, realisticamente, prima della fine del 2022, bisognerà aspettare.


Altri collegamenti

9to5Mac, Apple Terminal, AppleInsider, Ars Technica, BGR, Business Insider, CNET, Cult of Mac, Developer Tech News, Engadget, Gizmodo, IGN, iMore, Input, iPhone in Canada Blog, KnowTechie, Laptop Mag, Light Reading, MacRumors, Macworld, MakeUseOf, Neowin, Patently Apple, phonearena.com, Pocketnow, Redmond Pie, Road to VR, SiliconANGLE, SlashGear, TechCrunch, TechSpot, The Mac Observer, The Verge, Tom’s Guide, Trusted Reviews, UploadVR, USA Today, VentureBeat, VRFocus, Wccftech e WinBuzzer.


  1. Bloomberg, Apple’s first headset to be niche precursor to eventual AR glasses. 
  • Blog

Sul senso di una community

I limiti delle piattaforme sociali e una possibile nuova era per i blog basati sul paradigma delle small community.

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Giacomo, Antonio, Nicola e altri 9

Quando alla fine dello scorso dicembre ho pubblicato Interrupt, da tempo, mi ero fatto un’idea: qualunque fosse stato il suo indirizzo, avrei dovuto attrezzare questo sito con uno strato di funzionalità sociali per favorire le discussioni e le interazioni tra gli utenti. L’obiettivo che mi sono prefissato per il 2021 non è soltanto quello di avviare un nuovo blog ma anche di fondare le basi per lo sviluppo di una sua community.

  • Stato della tecnologia

I ritardi nello sviluppo delle auto a guida autonoma tra molti annunci e poche certezze

Avrebbero dovuto percorrere le strade delle nostre città già nel 2020 ma la realtà è che la tecnologia non è matura e non lo sarà ancora per un decennio.

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Antonio

A partire dal 2013, l’entusiasmo dei colossi della tecnologia verso un’imminente introduzione sulle strade dei veicoli a guida autonoma ha dato l’impressione dell’inizio di una rivoluzione nell’industria dell’automotive che avrebbe stravolto, nel giro di cinque anni, le abitudini di guida e il concetto di mobilità di milioni di persone in tutto il mondo. Già nel maggio 2014, l’allora amministratore delegato di Uber, Travis Kalanick, rincorrendo questo paradigma, dichiarò1 che la società avrebbe presto adeguato l’intera flotta introducendo i taxi senza pilota, senza nasconderne la profonda motivazione: costavano meno degli autisti in carne e ossa. Come uscita non’è granché dal punto di vista della responsabilità sociale d’impresa ma tant’è.

  • Stati Uniti

Il ruolo dei social network negli scontri di Washington

Facebook, Twitter YouTube hanno bloccato gli account di Trump dopo alcuni messaggi che hanno fomentato le violenze di Washington: ma non possono sottrarsi dalle loro colpe.

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Facebook, Twitter e YouTube hanno bloccato i rispettivi account di Donald Trump dopo alcuni messaggi pubblicati dal presidente uscente che hanno contribuito ad alimentare le violenze1 infiammate ieri nella capitale Washington, causando la morte di quattro persone2. Alcune ore dopo l’incursione dei sostenitori di Trump dentro al Campidoglio, il Congresso ha confermato3 la vittoria di Joe Biden ma la situazione resta ancora tesa.

  • Guerra tra titani

I motivi per cui Apple non ha comprato Tesla

Nel periodo più cupo, Elon Musk provò a contattare Tim Cook per valutare la possibilità di cedere Tesla ad Apple. Cook rifiutò di vederlo.

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Il 22 dicembre dall’account Twitter di Elon Musk è partito questo tweet, rimbalzato in poche ore un po’ ovunque:

During the darkest days of the Model 3 program, I reached out to Tim Cook to discuss the possibility of Apple acquiring Tesla (for 1/10 of our current value). He refused to take the meeting.
Elon Musk

L’episodio risale al 2017, quando gli ingranaggi di Tesla non giravano benissimo1: gli impianti erano afflitti da significativi problemi alle linee produttive e le perdite nette totalizzate nell’anno avevano raggiunto quota 2,24 miliardi. In un mezzo vicolo cieco, Musk provò a sondare la possibilità di cedere il controllo di Tesla a Apple, chiese un incontro con Tim Cook ma lui, sembrerebbe, non l’ha nemmeno voluto vedere. È una storia tutta da verificare (Apple ha evitato qualsiasi commento) pubblicata da Musk come una risposta indiretta a un articolo2 di Reuters dedicato al Project Titan di Cupertino che, secondo alcune fonti interne, starebbe per traguardare alla produzione di un veicolo elettrico con un’innovativa tecnologia proprietaria di batterie entro il 2024 o, più realisticamente, entro il 20283 (anche se secondo alcuni, potremmo intravedere qualcosa entro la fine del 2025).

I primi rumors sul Project Titan risalgono al 2014 e col tempo, da semplici speculazioni ordinarie, si sono trasformati in una certezza dai contorni però ancora poco chiari. Apple ha l’abitudine di annunciare un nuovo prodotto solo quando la tecnologia è matura e pronta per il mercato di massa (a parte qualche scivolone4), mentre sui progetti in via di sviluppo mantiene la segretezza più assoluta. Ecco perché, per ora, non è ancora chiaro se lo sforzo di Cupertino sia rivolto a produrre un veicolo o a puntare su una nuova tecnologia di batterie capace di ridurre drasticamente il loro costo e l’autonomia di percorrenza delle autovetture o ancora a sviluppare un ecosistema software integrato con i suoi dispositivi, destinato ai modelli delle varie case automobilistiche. Considerando che il marchio Apple si rivolge prevalentemente al segmento consumer, nel prossimo futuro è abbastanza realistico puntare allo sdoganamento di una Apple Car, piuttosto che a componenti destinati all’alimentazione delle catene logistiche di altri produttori.

Mettendo da parte qualsiasi speculazione sulla vicenda, qualora l’uscita di Musk venisse confermata, è interessante capire le motivazioni di Tim Cook a rifiutare l’incontro e l’ipotetico acquisto, lasciandosi sfuggire un’affare che in tre anni ha capitalizzato la mostruosa cifra di 700 miliardi di dollari. Al di là della cautela di Cook, uomo dal basso profilo in termini di esposizione mediatica, nei confronti di un tipo eccentrico come Musk, la cui esuberanza avrebbe potuto riflettersi negativamente sul brand di Apple, a fornire alcuni spunti interessanti è Neil Cybart5, citato in una recente uscita di The Hustle. Secondo Cybart ci sarebbero tre componenti che Apple non considera quando valuta un’acquisizione. Il primo è il brand: Apple è già il marchio più forte al mondo e non ha bisogno di acquisirne uno per rafforzare il suo posizionamento, nemmeno di un nome come Tesla che traina un significativo appeal nei confronti del mercato. Nelle sue acquisizioni, Apple mira ad incorporare competenze e i talenti. Secondo, i ricavi. Nel 2020 Apple ha totalizzato 274,5 miliardi6 di dollari di ricavi, in aumento del 5,51% rispetto al 2019. Nel terzo trimestre del 2020, il tasso di liquidità corrente della società, calcolato come il rapporto tra attività e passività correnti era dell’1,36. Le attività correnti ammontavano a 143.7 miliardi di dollari contro 105,3 di passività. In definitiva, quindi, i soldi non sono un problema. Terzo: la user base. Apple ha più di un miliardo di clienti in tutto il mondo che acquistano regolarmente qualsiasi cosa immetta sul mercato per la riconoscibilità e l’esperienza d’uso dei suo prodotti. Nessun altro può vantare la stessa venerazione incondizionata da parte dei propri clienti: non ha alcun bisogno di portarsi in casa qualcuno che non è al suo passo. E poi perché mai dovrebbe far passare il messaggio poco gratificante riguardo a un’ipotetica Apple Car nata dal lavoro svolto negli ultimi dieci anni dagli ingegneri di Tesla piuttosto che internamente dai suoi laboratori? L’hanno battezzato Project Titan perché richiede appunto uno sforzo titanico per arrivare a un risultato epocale che Apple non è disposta a condividere con nessuno. Figuriamoci con uno scapestrato come Musk, pronto a rivendicare in qualsiasi occasione il suo ruolo nel successo di un’ipotetica iCar di derivazione ibrida, con un DNA ereditato da Tesla.

Quella dell’iCar è una partita che Apple pretende di giocare da sola ma bisognerà attendere per vedere un risultato concreto. Il mercato non è ancora pronto per assorbire un veicolo che riscontri una larga adozione di massa a causa dei limiti oggettivi legati alla contenuta diffusione della rete di ricarica nei vari paesi, all’affidabilità della tecnologia e, non da ultimo, alle considerazioni sulla fascia di prezzo. Tim Cook si muove con cautela, aspetta il momento opportuno, non può permettersi passi falsi. È consapevole del fatto che Apple, giocando fino in fondo questa partita, rivoluzionerà per sempre l’industria dell’automotive come ha fatto in passato per i personal computer, l’industria discografica, cinematografica, gli smartphone e i tablet. Non ha bisogno di condividere il merito di questo risultato con nessun altro.


  1. Observer, Back on Earth, Tesla has real business problems to deal with (2018). The electric car maker posted the largest ever quarterly loss of $770 million for the three months ending on December 31, 2017. Total loss for fiscal 2017 was $2.24 billion, almost tripling the loss in 2016. 
  2. Reuters, Apple Inc is moving forward with self-driving car technology and is targeting 2024 to produce a passenger vehicle that could include its own breakthrough battery technology, people familiar with the matter told Reuters. 
  3. 9TO5Mac, Kuo: Market ‘too bullish’ on Apple Car, launch could be 2028 or later. 
  4. Thurrott, Apple’s HomePod is a failure (2019). 
  5. Above Avalon, The number of signs pointing to Apple expanding Project Titan initiatives in recent months is on the rise. 
  6. MacroTrends, Apple annual/quarterly revenue history and growth rate from 2006 to 2020. 
  • Approfondimenti

Tesla: ecco perché mezzo milione di veicoli consegnati non sono abbastanza

Promesse non mantenute, problemi nella produzione, 14 miliardi di indebitamento. Tutte le criticità che appannano i record della creatura di Elon Musk.

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A gennaio 2020, quando il mondo ancora ignorava l’imminente arrivo di una pandemia che lo avrebbe stravolto, presentando i risultati dell’ultimo trimestre del 2019, Tesla annunciò che nel 2020 avrebbe superato l’obiettivo del mezzo milione di automobili vendute. Un balzo in avanti del 36% in più rispetto alle 367mila unità del 2019, roba da far leccare i baffi agli investitori, considerando i problemi cronici che hanno afflitto la produzione nei suoi impianti e un mercato, quello dei motori elettrici, in cauta espansione.

  • Cyber Security

Mark Zuckerberg è tra le persone più pericolose su Internet

Lo incorona Wired, per la sua incapacità di arginare la diffusione delle fake news su Facebook e il suo atteggiamento contraddittorio sull’argomento.

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Riccardo

Wired ha eletto Mark Zuckerberg tra le persone più pericolose su Internet1. Un podio che per l’anno appena passato condivide con altri soggetti niente male, da Trump ai gruppi estremisti di destra attivi sulla rete. Ma quali sono le ragioni dietro a questa decisione?

Facebook è diventato sempre di più, nel corso degli anni, un amplificatore della disinformazione globale. Con la sua capillare estensione (2,2 miliardi di utenti che equivalgono ad un tasso di penetrazione del 28,5% sul totale della popolazione globale di circa 7,8 miliardi), è ormai accertato che il social network viene sfruttato sistematicamente dai governi per sviare l’opinione pubblica. Zuckerberg lo ha sempre saputo ma non è stato in grado di incidere con fermezza adottando una netta risoluzione per arginare il fenomeno. A pensar male, forse non ha nemmeno voluto.

Nell’ottobre 2017 Jonathan Albright rivelò che una serie di post di propaganda2 pubblicati da alcuni account russi avevano ottenuto, a ridosso delle presidenziali americane, qualcosa come 340 milioni di condivisioni. Sono numeri impressionanti che danno il senso dell’ingerenza della Russia nelle consultazioni del 2016, culminate con l’elezione di Donald Trump. Un mese prima, mentre le autorità mettevano sotto la lente di ingrandimento il ruolo opaco avuto dal social network in una delle più controverse elezioni della storia del paese, Facebook ammise di aver trovato l’evidenza di un’operazione partita dalla Russia con lo scopo di diffondere messaggi politici e sociali divisivi. I troll avevano speso 100mila dollari in pubblicità sulla piattaforma per aumentare la visibilità di tali post. Una goccia in mezzo ad un mare di soldi che ha fruttato nel complesso alla creatura di Zuckerberg, 1 miliardo di dollari3: a questa cifra ammonta complessivamente il totale di quanto è stato speso in annunci politici durante l’elezione del 2016 e nessuno saprà mai dire con certezza chi li ha spesi e con quali scopi.

L’incapacità di Zuckerberg di rispondere a questa minaccia e arginare la diffusione delle fake news continuano ad essere fortemente biasimate per gli effetti politici e sociali che esse riverberano. Ciò che traspare è una certa riluttanza nel voler attuare qualsiasi misura che possa mettere a rischio la crescita e il predominio della sua azienda sulla rete. E così la figura di Zuckerberg, prima celebrato come la più grande superstar tecnologica del mondo, si è trasformata in quella di un subdolo rapace4 che ha giurato di schiacciare la concorrenza.

Nonostante Facebook abbia apportato una serie di modifiche agli algoritmi del suo newsfeed (aggiungendo ad esempio alcune segnalazioni sulle affermazioni di Trump secondo cui il risultato della recente elezione di Joe Biden a Presidente degli Stati Uniti è stato truccato) è evidente che questi interventi siano solo blandi palliativi messi in atto solo dopo le elezioni, quando per molti mesi sulla piattaforma sono circolati valanghe di post che hanno seminato dubbi e diffuso false notizie. Inoltre, Facebook si sta rivelando anche come una delle maggiori fonti di disinformazione sul Covid-19 e i relativi vaccini, alimentando discussioni e dubbi che ossessioneranno il mondo per i prossimi mesi.

All’inizio di dicembre, BuzzFeed ha pubblicato un’inchiesta esplosiva5 scaturita dalle dichiarazioni di Sophie Zhang, un’ex dipendente di Facebook che ha messo in luce come il social faccia poco o niente per evitare che i governi inondino la piattaforma con messaggi di propaganda. In un passaggio è citata anche l’Italia:

I’ve found multiple blatant attempts by foreign national governments to abuse our platform on vast scales to mislead their own citizenry, and caused international news on multiple occasions. I have personally made decisions that affected national presidents without oversight, and taken action to enforce against so many prominent politicians globally that I’ve lost count. I have made countless decisions in this vein – from Iraq to Indonesia, from Italy to El Salvador. Individually, the impact was likely small in each case, but the world is a vast place.
Sophie Zhang

Come ricorda Wired, anche altre piattaforme come YouTube e Twitter hanno diffuso e continuano a diffondere sistematicamente disinformazione, ma la portata di Facebook rispetto ai suoi competitor, come l’atteggiamento di Zuckerberg nei confronti del problema la contraddistinguono in modo significativo: «Facebook non diventerà l’arbitro della verità», ha dichiarato6 a voler ribadire che la sua posizione non cambierà le modalità con cui sta gestendo il problema.

Quello di Zuckerberg però sta diventando un pericoloso gioco al rialzo, dove chi ha tutto da perdere è soltanto lui. Gli americani hanno modi molto spiccioli per essere convincenti: se non riescono con le buone, lo fanno con le cattive. All’inizio di dicembre la Federal Trade Commission ha avviato un indagine contro Facebook per violazioni delle norme antitrust. Oltre all’abuso di posizione dominante, l’accusa riguarda le modalità con cui Facebook ha acquisito negli anni scorsi piccoli potenziali rivali, pagando un premio significativamente più alto del loro intrinseco valore al fine di azzerare la concorrenza e creare una monopolio nel settore globale dei social. Si prevede una causa lunga e con possibili riflessi negativi, non solo dal punto di vista dell’immagine. Il sottotesto è palese: la guerra è appena iniziata e Zuckerberg è solo contro tutti.


  1. Wired, The Most Dangerous People on the Internet in 2020. This year saw plenty of destructive hacking and disinformation campaigns—but amid a pandemic and a historic election, the consequences have never been graver. 
  2. Washington Post, Russian propaganda may have been shared hundreds of millions of times, new research says, (2017) 
  3. The Guardian, Facebook says likely Russia-based group paid for political ads during US election. 
  4. Washington Post, Government’s antitrust case against Facebook seeks a villain in Mark Zuckerberg. Antitrust enforcers are casting the billionaire executive, once one of American tech’s darling superstars, as a sneaky and rapacious brawler who vowed to ‘crush’ the competition 
  5. BuzzFeed, A 6,600-word internal memo from a fired Facebook data scientist details how the social network knew leaders of countries around the world were using their site to manipulate voters — and failed to act. 
  6. The Guardian, Two years after admitting under political pressure that Facebook must do more to prevent disinformation campaigns on its platform, founder Mark Zuckerberg told Fox News that the company should step away from regulating online speech. 
  • Spazio

Il 2021 sarà l’anno delle esplorazioni spaziali

Dal prossimo sbarco sulla Luna fino alla colonizzazione di Marte: ecco i piani dell’industria aerospaziale tra America e Cina.

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Il 2021 sarà l’anno che segnerà un decisivo passo in avanti nell’esplorazione spaziale. Il Washington Post1 traccia un quadro entusiasmante dei piani di NASA, SpaceX, Blue Origin, Virgin Galactic che rendono conto di quanto l’industria spaziale stia spingendo per portare l’umanità verso un nuovo inizio, fino a un decennio fa plausibile solo nei racconti di fantascienza.

Dopo il successo dello storico lancio2 della capsula Dragon che a maggio scorso ha trasportato gli astronauti della NASA, Robert Behnken e Douglas Hurley, sulla Stazione Spaziale Internazionale, SpaceX si appresta a partire con due nuove missioni: Crew-2, il cui lancio previsto in primavera dal Kennedy Space Center in Florida trasporterà in orbita quattro astronauti, e Crew-3, pianificata in autunno. Se tutto andrà come previsto, SpaceX con i suoi vettori di lancio e i moduli di trasporto diventerà definitivamente il successore dello Shuttle.

Forse è meno noto il fatto che nel corso del 2020, ben 14 missioni di SpaceX sono state destinate al progetto Starlink3, il network di satelliti voluto da Elon Musk per fornire l’accesso ai servizi Internet nelle aree remote ma che in futuro potrebbe ampliarsi anche alla fornitura di servizi commerciali all’utenza consumer. Il progetto prevede la messa in orbita di ben 12.000 satelliti, ad oggi ne sono stati lanciati 900. Per rendersi conto della significatività di questi numeri basta considerare il fatto che dal 1957 in poi, dall’alba dell’era dell’esplorazione spaziale fino ai giorni nostri, sono stati lanciati in orbita 10.490 satelliti4 (di cui 6.090 ancora in orbita). Ci sono voluti 63 anni: SpaceX conta di completare la sua costellazione in meno di un decennio.

C’è poi il progetto più ambizioso che riguarda lo sbarco dell’uomo su Marte e la successiva colonizzazione. Il sogno di Musk è quello di stabilire sul pianeta una colonia di un milione di abitanti5 entro il 2050. Forse la deadline è un po’ troppo sfidante, se non del tutto irrealistica, però la strada è ormai tracciata e se tutto andrà secondo i piani, potremmo vedere il primo uomo sulla superficie di Marte entro la fine del decennio. I test sulla Starship6, la nave che condurrà gli astronauti nel viaggio verso il pianeta rosso (le sue forme ricordano quelle delle navicelle spaziali immaginate nella letteratura di fantascienza degli anni Sessanta), sono in corso e le aspettative di raggiungere l’orbita terrestre entro la fine del 2021 restano altissime.

La NASA ha investito 135 milioni di dollari nel progetto Starship con l’obiettivo di riportare, come primo passo, gli astronauti sulla Luna. L’amministrazione Trump ha esercitato notevoli pressioni sulla NASA per accelerare la timeline di sviluppo del piano che prevede un nuovo atterraggio sulla Luna entro il 2024 con quello che è stato definito il progetto Artemis che farà sbarcare la prima donna7 sulla superficie del nostro satellite. La NASA ha stanziato 3,3 miliardi di dollari per arrivare a questo ambizioso traguardo entro la deadline stabilita anche se non è chiaro quanto il cambio di presidenza influirà sulla sua realizzazione. Alcuni fonti ufficiali dei Democratici hanno confermato al Washington Post la volontà di mantenere il piano ma con una nuova timeline più realistica, entro il 2028. I primi test della navicella Orion dovrebbero concludersi entro la fine del 2021.

Intanto il rover Perseverance è in viaggio verso Marte e il touchdown è previsto entro il prossimo 18 febbraio. Perseverance esplorerà il cratere Jezero nei pressi dell’equatore sulla cui superficie, una volta, c’era un lago. Le evidenze scientifiche della presenza in passato di acqua su Marte aprono un’infinità di congetture sulla possibilità (per nulla remota) che sul pianete ci fossero delle forme di vita.

La società Blue Origin, fondata venti anni fa e che fa capo a Jeff Bezos di Amazon, sta pianificando entro il 2021 il primo volo suborbitale8 della sua navicella New Shepard, con a bordo un astronauta. Entro la fine dell’anno prevede anche il primo test del lanciatore New Glenn che sarà alla base del razzo Vulcan Centaur della United Launch Alliance, una joint venture tra Boeing e Loackheed Martin.

La Virgin Galactic, fondata da Richard Brenson nel 2004, che dopo una serie di ritardi è pronta ad inaugurare l’era dei viaggi suborbitali per passeggeri entro la fine del 2021. A gennaio è previsto un ulteriore test del razzo LauncherOne a distanza di pochi mesi dal precedente quanto il lancio è stato annullato a causa dello spegnimento prematuro del motore principale a causa di un’avaria.

Infine non dimentichiamo la Cina: il suo ambizioso piano spaziale prevede, entro la prossima primavera, il lancio del primo modulo che costituirà la base della futura stazione spaziale permanente cinese che richiederà 11 missioni e due anni per la sua costruzione, la cui fine è prevista per il 2022. Ma non solo: il gigante asiatico ha fissato per il 2045 la deadline per la costruzione della prima stazione lunare permanente.

Insomma, sarà un anno davvero straordinario e forse se l’evoluzione tecnologica farà il suo corso come deve avremmo il privilegio di appartenere alla generazione che assisterà allo sbarco su Marte. Vengono i brividi, solo a immaginarlo.


  1. Washington Post, Here’s what’s to come from NASA, Elon Musk, Richard Branson and Jeff Bezos. From a rover landing on Mars to more human spaceflight missions, big projects are in the works. 
  2. Nasa, NASA astronauts launch from America in historic test flight of SpaceX Crew Dragon. 
  3. Space.com, Starlink: SpaceX’s satellite internet project. 
  4. ESA, Space debris by the numbers. 
  5. Inverse, SpaceX Starthip: Paving The Wayne ti Mars city. 
  6. Interesting Engineering, SpaceX’s Starship SN9 successfully completes tests to prepare for launch. After quick repairs, SpaceX Starship SN9 is on its way to a possibly soon upcoming launch. 
  7. NASA, Following a series of critical contract awards and hardware milestones, NASA has shared an update on its Artemis program, including the latest Phase 1 plans to land the first woman and the next man on the surface of the Moon in 2024. 
  8. WSJ, NASA makes Blue Origin eligible to launch future missions without crews. Jeff Bezos and his company’s New Glenn rocket, which hasn’t yet flown, get nod to potentially carry scientific payloads later this decade