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Alibaba nel mirino dell’Antitrust cinese per sospette pratiche monopolistiche

Le ragioni politiche di Pechino, principale fautore dell’ascesa del gigante dell’e-commerce che ora vuole ridimensionare.

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Le autorità antitrust cinesi hanno avviato un’indagine su Alibaba, la più grande azienda tecnologica del paese (118 mila dipendenti e circa 72 miliardi di dollari di ricavi annui), per sospette pratiche monopolistiche. Secondo quanto riporta il Financial Times1, l’azione è una delle prime del suo genere e rientra in un piano di misure più ampie, voluto dal governo di Pechino, volto a reprimere le pratiche anticoncorrenziali dei colossi di Internet.

annoricavicrescita
2020$ 71,928,2%
201956,140,7%
201839,873,5%
Ricavi annui di Alibaba nel periodo 2018-2020. Valori in miliardi di dollari.

Riporto qualche dato riferito alla trimestrale del 30 settembre 2020, in cui il gruppo guidato da Ma ha registrato ricavi pari a 22.8 miliardi di dollari con un aumento del 30% su base annua. Il numero dei clienti annuali attivi sul mercato cinese ha raggiunto gli 881 milioni con un incremento di 12 milioni rispetto a al 30 giugno.

L’amministrazione statale, in una stringata dichiarazione, ha precisato che l’inchiesta è stata avviata sulla base di alcune denunce, senza fornire ulteriori dettagli. Le azioni di Alibaba quotate nella borsa di Hong Kong hanno perso oltre l’8% nelle prime contrattazioni. L’indagine arriva a più di un mese di distanza dalla brusca sospensione2, da parte dell’Autorità di regolamentazione cinese, dell’offerta pubblica di vendita sulla borsa di Shangai delle azioni di Ant, società fintech controllata da Alibaba. Lo stop è avvenuto a meno di 48 ore dall’avvio delle contrattazioni dell’operazione che sarebbe stata celebrata come il più significativo evento finanziario dell’anno. L’IPO avrebbe fruttato 37 miliardi di dollari e spinto la capitalizzazione di mercato della società a 360 miliardi, per rendere l’idea, superiore a quella di Bank of America (305,8 miliardi) e di Citigroup (166,4), Morgan Stanley (87,7) e Goldman Sachs (84,3) messe insieme.

Il motivo? Questioni importanti, secondo quanto trapelato. Non una parola di più.

Va ricordato che negli ultimi due decenni, il governo cinese ha garantito un ampio grado di discrezionalità ai giganti tecnologici del paese, tra cui Alibaba e la sua principale rivale, Tencent, lasciandoli liberi di crescere, senza imporre loro alcun genere di restrizione o controllo. Con il pretesto di salvaguardare la sicurezza nazionale, inoltre, i leader cinesi hanno attuato una sistematica attività di censura per limitare la penetrazione nel mercato interno dei colossi tecnologici stranieri, primi tra tutti quelli degli Stati Uniti, favorendo in tal modo l’ascesa di Alibaba nel settore dell’e-commerce. Jack Ma, è solo il più noto di una serie di imprenditori che hanno prosperato grazie all’atteggiamento lassista di Pechino verso lo sviluppo dei servizi commerciali di Internet, quindi viene da domandarsi: a cosa è dovuto questo repentino cambio di rotta?

La risposta non è del tutto scontata. Partiamo da un dato di fatto e cioè che nella cultura cinese gli individui con ingenti capitali economici e finanziari, in grado di esercitare una certa influenza sociale al di fuori del Partito Comunista, sono considerati potenzialmente pericolosi. La teoria secondo la quale Xi Jinping, leader della nazione, potesse essere intenzionato a muoversi contro Ma, preoccupato dell’affronto che la sua influenza internazionale arrecasse al Partito, circola da anni ma è stata sempre liquidata come mero pettegolezzo. Almeno fino a novembre scorso, quando in un discorso tenuto a Shangai, Jack Ma ha duramente criticato il sistema bancario3 cinese, colpevole di favorire ingenti crediti verso i grandi mutuatari emarginando le piccole imprese con il solo scopo di generare maggiori interessi e, in ultima istanza, a rendere più pesanti i bilanci degli istituti di credito.

Prendersela col sistema bancario però significa accusare direttamente il Partito a cui le stesse banche fanno capo. Pare che gli altri esponenti, come prima ritorsione a quell’uscita sgradita, avrebbe imposto la sospensione dello sbarco in borsa di Ant a cui accennavo poco sopra. L’indagine su Alibaba sarebbe solo un ulteriore tassello di questa faida.

Inoltre, nel 2016 Ma ha acquistato4 il South Cina Morning Post, uno dei maggiori quotidiani di Hong Kong pubblicato in lingua inglese che non si è mai risparmiato dure critiche nei confronti del governo cinese durante il periodo delle proteste anti-Pechino del 2019. Le simpatie tra i due quindi sono tutt’altro che reciproche.

C’è però anche da dire che negli ultimi due decenni le grandi aziende cinesi di e-commerce come Alibaba hanno esercitato sui commercianti forti pressioni per costringerli a vendere sulle loro piattaforme o, in alternativa, a destinarli all’irrilevanza. Un comportamento in linea di principio scorretto che ha convogliato su queste piattaforme la quasi totalità delle vendite online, penalizzando le piccole imprese di e-commerce.

Alla fine di questa storia non ci saranno accordi o proposte di pace. Pechino ha contribuito ad alimentare il successo di Alibaba e ora che si sente tradita dal loro uomo di maggior successo deciderà da sola cosa farne.


  1. Financial Times, Beijing launches antitrust investigation into Alibaba. Probe into China’s biggest tech group is one of the first of its kind for country’s internet sector. 
  2. Bloomberg Jack Ma’s blunt words just cost him $35 billion. China just showed the billionaire who’s boss in derailing fintech giant Ant Group’s monster IPO. Regulators might do better to heed his words instead. 
  3. New York Times, Jack Ma and other entrepreneurs prospered under Beijing’s laissez-faire attitude toward the business side of the internet. The dynamic is shifting as the companies have grown in power. 
  4. South China Morning Post, Alibaba’s Jack Ma reveals why he bought the South China Morning Post and what he wants to do with it. 

4 Commenti

  • R
    Stanotte stavo leggendo la biografia di questo imprenditore, ed era evidente come il suo muoversi contrastava con il Partito, specialmente a seguito del successo di Yu’e Bao.
    • S
      sembra essere scomparso da due mesi. Molte le speculazioni riguardo la sua scomparsa al seguito del suo discorso contro le regolamentazioni delle autorità sul fintech e il blocco dell'IPO di ant
      • M
        Interessante. Stiamo a vedere. Ma forse un po troppo esposto per farlo sparire per sempre. Anche il dittatore coreano era stato dato per morto per poi riapparire (a quanto sembra), va a sapere i retroscena. Anche se ormai le aziende estere che vanno in Cina sanno che li non è l'azienda locale (partner o branch che sia) che definisce il da farsi ma il governo, a mio avviso sarebbe un messaggio fin troppo rischioso nei confronti dell mondo del capitalismo occidentale. Da seguire!
        • C
          Non è nemmeno il primo Tycon cinese che scompare. Leggevo di uno condannato a 3 anni. Che appunto per 1 anni se ne persero le tracce. Poi al ritorno sulla scena appunto si era rimangiato tutto e aveva accettato le accuse di corruzione. Insomma cmq dei personaggi così influenti non li possono fare scomparire. Li devono "convicere" con la forza o con altri metodi. La forza politica è già iniziata, Alibaba è ca - 24 dal blocco della IPO.