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Google licenzia Timnit Gebru, co-leader del team Ethical AI

Motivo dell’estromissione, il contenuto di un’email inviata un gruppo interno nella quale criticava l’impegno di facciata di Google nei programmi di diversità.

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Dalle parti di Google pare l’abbiano fatta grossa. Un paio di giorni fa sulle pagine di The Platformer1 è deflagrata la bomba del licenziamento di Timnit Gebru, co-leader tecnico del team di Ethical Artificial Intelligence dell’azienda.

Il motivo dell’estromissione, come ha chiarito la stessa Gebru su Twitter, riguarderebbe un’email inviata dalla scienziata a un gruppo interno nella quale criticava l’impegno solo di facciata di Google nei programmi di diversità. La Gebru stava lavorando a un a ricerca2 che ha incontrato resistenza da parte dei suoi superiori e così ha inviato un’email critica in cui esprimeva la sua frustrazione alla lista interna Google Brain Woman and Allies. Il risultato però è stato un boomerang. Secondo quanto riporta il Guardian:

“There is zero accountability” or real incentive for Google leadership to change. “Your life gets worse when you start advocating for underrepresented people, you start making the other leaders upset,” Gebru wrote. “There is no way more documents or more conversations will achieve anything.”

Raccontata così è evidente che quando inizi a sostenere persone sottorappresentate finisci inevitabilmente nel mirino di quelli che vogliono mantenere le cose come stanno. In fin dei conti è una circostanza che accade in qualsiasi contesto, anche negli ambienti evoluti come quello di Google, dipinto dall’imperante retorica dello storytelling come attento alle proprie persone e alle tematiche più spinose che le riguardano. Macché.

Gebru è una delle più conosciute e rispettate scienziate di colore che lavorano nel settore dell’intelligenza artificiale. Prima di entrare a far parte di Google, è stata coautore di un articolo del 2018, ampiamente citato dai media, nel quale evidenziava i significativi tassi di errore della tecnologia di analisi facciale quando si trova ad analizzare i volti di donne con i toni della pelle più scuri. È anche co-fondatrice del progetto non-profit Black in AI che mira ad aumentare la rappresentanza delle persone di colore nel campo dell’intelligenza artificiale.

Don’t be evil, sbandieravano fieramente.
Sì, certo. Come no.

Sullo stesso argomento

BBC, Bloomberg, Business Insider, CNBC, CNN, Fortune, Medium, NBC News, New York Times, NPR, OneZero , Protocol, The Economic Times e Vox


  1. Il testo completo dell’email è consultabile sul sito di The Platform. 
  2. MIT Technology Review, We read the paper that forced Timnit Gebru out of Google. Here’s what it says. 

10 Commenti

  • G
    Hai detto bene, tutto il mondo alla fine è paese. Guardiamo sempre fuori sperando da quello che raccontano che le cose vadano diversamente, invece le dinamiche sono sempre le stesse. Ho letto la storia su The Verge, e si, pare hanno postato un bel merdone.
    • H
      Le cose di facciata, in genere, sono snervanti, per caso esiste qualche sito che raccoglie e classifica le iniziative di questo genere? Ci sono cose che secondo me voci autorevoli, tipo i Public Enemy, bollano come cazzate di facciata.
      • Diciamo che per quello che rappresenta Google nella vita di miliardi di presone non vedo grosse differenze a prescindere. Altro punto inoltre è il ragionamento sull'etica. Non si tratta di mera divergenza su questioni "professionali" ma su questioni alla base del significato stesso del termine. Ecco, qui da quello che ho letto la situazione è deflagrata: bruttissima figura e pessima pubblicità per Google.
    • F
      Fossimo in Europa questo tipo di supporto decisionale che porta ad errori sarebbe sanzionabile. Alla fine della fiera se parliamo di algoritmi di intelligenza artificiale dipende dal grado di accuratezza sui falsi positivi che il committente richiede/accetta. Qui il Committente è Google, quindi mi sembra corretto da parte di Google senza sapere altre informazioni di dettaglio, che se tu dipendente vai contro quello che ho deciso mi serva e metta zizzania in azienda sia da richiamare. Diverso è il discorso se parliamo di etica fuori dall'azienda Google. Per assurdo avrebbe potuto dimettersi lei stessa se non condivideva le scelte ed i valori della sua azienda. Non so ripeto i dettagli, ma da quel poco che ho letto qui, sembra quasi uno scontro su idee divergenti nel gruppo di lavoro di una impresa privata. Diverso sarebbe stato il discorso se la scienziata fosse stata libera in un gruppo sociale internazionale e non privato.
      • Diciamo che per quello che rappresenta Google nella vita di miliardi di presone non vedo grosse differenze a prescindere. Altro punto inoltre è il ragionamento sull'etica. Non si tratta di mera divergenza su questioni "professionali" ma su questioni alla base del significato stesso del termine. Ecco, qui da quello che ho letto la situazione è deflagrata: bruttissima figura e pessima pubblicità per Google.
    • l
      Commento off-topic ma concedimelo..... resto sempre ammirato dalla tua capacità di tenere un così bel sito nella sua essenziale semplicità. Fedele lettore dai tempi di woorkup!
      • Grazie mille! Sono felicissimo che in tanti come te lo apprezzino in questa sua formulazione! E soprattutto grazie per la fedeltà nella lettura per me è un onore!
    • P
      In Google sono stati molto tolleranti quando è scoppiato il movimento #MeeToo nonostante tutti i problemi che hanno creato i seguaci all’interno dell’azienda, addirittura una rivolta. Credo che sia lecito pensare per la dirigenza che chi vuole fare propaganda politica è meglio che lo faccia altrove, fuori dell’azienda. Tutto il resto è gossip.
      • M
        No ma davvero esiste ancora qualche sprovveduto che crede alla favoletta marketing che Google lavoro per il bene ed il progresso dell’umanità. Ah ah sbellico!
        • R
          Cominciano a essere tanti questi episodi. Da anni ormai Google è un'azienda come tante altre, lo spirito dei fondatori (che infatti sono spariti dalla circolazione) appartiene al passato.