• Guerra tra titani

I motivi per cui Apple non ha comprato Tesla

Nel periodo più cupo, Elon Musk provò a contattare Tim Cook per valutare la possibilità di cedere Tesla ad Apple. Cook rifiutò di vederlo.

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Il 22 dicembre dall’account Twitter di Elon Musk è partito questo tweet, rimbalzato in poche ore un po’ ovunque:

During the darkest days of the Model 3 program, I reached out to Tim Cook to discuss the possibility of Apple acquiring Tesla (for 1/10 of our current value). He refused to take the meeting.
Elon Musk

L’episodio risale al 2017, quando gli ingranaggi di Tesla non giravano benissimo1: gli impianti erano afflitti da significativi problemi alle linee produttive e le perdite nette totalizzate nell’anno avevano raggiunto quota 2,24 miliardi. In un mezzo vicolo cieco, Musk provò a sondare la possibilità di cedere il controllo di Tesla a Apple, chiese un incontro con Tim Cook ma lui, sembrerebbe, non l’ha nemmeno voluto vedere. È una storia tutta da verificare (Apple ha evitato qualsiasi commento) pubblicata da Musk come una risposta indiretta a un articolo2 di Reuters dedicato al Project Titan di Cupertino che, secondo alcune fonti interne, starebbe per traguardare alla produzione di un veicolo elettrico con un’innovativa tecnologia proprietaria di batterie entro il 2024 o, più realisticamente, entro il 20283 (anche se secondo alcuni, potremmo intravedere qualcosa entro la fine del 2025).

I primi rumors sul Project Titan risalgono al 2014 e col tempo, da semplici speculazioni ordinarie, si sono trasformati in una certezza dai contorni però ancora poco chiari. Apple ha l’abitudine di annunciare un nuovo prodotto solo quando la tecnologia è matura e pronta per il mercato di massa (a parte qualche scivolone4), mentre sui progetti in via di sviluppo mantiene la segretezza più assoluta. Ecco perché, per ora, non è ancora chiaro se lo sforzo di Cupertino sia rivolto a produrre un veicolo o a puntare su una nuova tecnologia di batterie capace di ridurre drasticamente il loro costo e l’autonomia di percorrenza delle autovetture o ancora a sviluppare un ecosistema software integrato con i suoi dispositivi, destinato ai modelli delle varie case automobilistiche. Considerando che il marchio Apple si rivolge prevalentemente al segmento consumer, nel prossimo futuro è abbastanza realistico puntare allo sdoganamento di una Apple Car, piuttosto che a componenti destinati all’alimentazione delle catene logistiche di altri produttori.

Mettendo da parte qualsiasi speculazione sulla vicenda, qualora l’uscita di Musk venisse confermata, è interessante capire le motivazioni di Tim Cook a rifiutare l’incontro e l’ipotetico acquisto, lasciandosi sfuggire un’affare che in tre anni ha capitalizzato la mostruosa cifra di 700 miliardi di dollari. Al di là della cautela di Cook, uomo dal basso profilo in termini di esposizione mediatica, nei confronti di un tipo eccentrico come Musk, la cui esuberanza avrebbe potuto riflettersi negativamente sul brand di Apple, a fornire alcuni spunti interessanti è Neil Cybart5, citato in una recente uscita di The Hustle. Secondo Cybart ci sarebbero tre componenti che Apple non considera quando valuta un’acquisizione. Il primo è il brand: Apple è già il marchio più forte al mondo e non ha bisogno di acquisirne uno per rafforzare il suo posizionamento, nemmeno di un nome come Tesla che traina un significativo appeal nei confronti del mercato. Nelle sue acquisizioni, Apple mira ad incorporare competenze e i talenti. Secondo, i ricavi. Nel 2020 Apple ha totalizzato 274,5 miliardi6 di dollari di ricavi, in aumento del 5,51% rispetto al 2019. Nel terzo trimestre del 2020, il tasso di liquidità corrente della società, calcolato come il rapporto tra attività e passività correnti era dell’1,36. Le attività correnti ammontavano a 143.7 miliardi di dollari contro 105,3 di passività. In definitiva, quindi, i soldi non sono un problema. Terzo: la user base. Apple ha più di un miliardo di clienti in tutto il mondo che acquistano regolarmente qualsiasi cosa immetta sul mercato per la riconoscibilità e l’esperienza d’uso dei suo prodotti. Nessun altro può vantare la stessa venerazione incondizionata da parte dei propri clienti: non ha alcun bisogno di portarsi in casa qualcuno che non è al suo passo. E poi perché mai dovrebbe far passare il messaggio poco gratificante riguardo a un’ipotetica Apple Car nata dal lavoro svolto negli ultimi dieci anni dagli ingegneri di Tesla piuttosto che internamente dai suoi laboratori? L’hanno battezzato Project Titan perché richiede appunto uno sforzo titanico per arrivare a un risultato epocale che Apple non è disposta a condividere con nessuno. Figuriamoci con uno scapestrato come Musk, pronto a rivendicare in qualsiasi occasione il suo ruolo nel successo di un’ipotetica iCar di derivazione ibrida, con un DNA ereditato da Tesla.

Quella dell’iCar è una partita che Apple pretende di giocare da sola ma bisognerà attendere per vedere un risultato concreto. Il mercato non è ancora pronto per assorbire un veicolo che riscontri una larga adozione di massa a causa dei limiti oggettivi legati alla contenuta diffusione della rete di ricarica nei vari paesi, all’affidabilità della tecnologia e, non da ultimo, alle considerazioni sulla fascia di prezzo. Tim Cook si muove con cautela, aspetta il momento opportuno, non può permettersi passi falsi. È consapevole del fatto che Apple, giocando fino in fondo questa partita, rivoluzionerà per sempre l’industria dell’automotive come ha fatto in passato per i personal computer, l’industria discografica, cinematografica, gli smartphone e i tablet. Non ha bisogno di condividere il merito di questo risultato con nessun altro.


  1. Observer, Back on Earth, Tesla has real business problems to deal with (2018). The electric car maker posted the largest ever quarterly loss of $770 million for the three months ending on December 31, 2017. Total loss for fiscal 2017 was $2.24 billion, almost tripling the loss in 2016. 
  2. Reuters, Apple Inc is moving forward with self-driving car technology and is targeting 2024 to produce a passenger vehicle that could include its own breakthrough battery technology, people familiar with the matter told Reuters. 
  3. 9TO5Mac, Kuo: Market ‘too bullish’ on Apple Car, launch could be 2028 or later. 
  4. Thurrott, Apple’s HomePod is a failure (2019). 
  5. Above Avalon, The number of signs pointing to Apple expanding Project Titan initiatives in recent months is on the rise. 
  6. MacroTrends, Apple annual/quarterly revenue history and growth rate from 2006 to 2020. 

2 Commenti

  • E
    si ma allora è ora che si sbrighi... Che abbia un progetto bello che pronto, magari top-secret è poco credibile. Per raggiungere questi risultati avrebbe avuto bisogno di acquisire start-up, tecnologie, depositare brevetti ecc. tutte cose che lasciano tracce. Mah... se ha qualcosa è ora di cominciare a sbandierarlo. Elon Musk è forse ancora più visionario di Steve Jobs, considera che ha anche SpaceX, Hyperloop/Boring Company, Neuralink, ovvero mica pizza e fichi. E' vero che Apple deve essere prodotto Apple, ma Cook non è Jobs, e avrebbe forse dovuto mandare giù il boccone e collaborare al progetto, avrebbe saltato molte tappe. Stiamo a vedere... Comunque vendo le Apple e compro le Nio Inc..
    • F
      Perfetto come concetto. L'auto elettrica funziona solo a patto di essere un prodotto esclusivamente elitario. Su questo il brand apple é perfetto. Poi che apple riesca in un progetto simile é tutta altra cosa, ma il concetto é giusto. Una cosa cara e per pochi, insostenibile per la massa é la filosofia apple