• Stato della tecnologia

I ritardi nello sviluppo delle auto a guida autonoma tra molti annunci e poche certezze

Avrebbero dovuto percorrere le strade delle nostre città già nel 2020 ma la realtà è che la tecnologia non è matura e non lo sarà ancora per un decennio.

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A partire dal 2013, l’entusiasmo dei colossi della tecnologia verso un’imminente introduzione sulle strade dei veicoli a guida autonoma ha dato l’impressione dell’inizio di una rivoluzione nell’industria dell’automotive che avrebbe stravolto, nel giro di cinque anni, le abitudini di guida e il concetto di mobilità di milioni di persone in tutto il mondo. Già nel maggio 2014, l’allora amministratore delegato di Uber, Travis Kalanick, rincorrendo questo paradigma, dichiarò1 che la società avrebbe presto adeguato l’intera flotta introducendo i taxi senza pilota, senza nasconderne la profonda motivazione: costavano meno degli autisti in carne e ossa. Come uscita non’è granché dal punto di vista della responsabilità sociale d’impresa ma tant’è.

The reason Uber could be expensive is you’re paying for the other dude in the car.
Travis Kalanick, ex amministratore delegato di Uber (2014).

Nel 2016 General Motors ha investito 500 milioni2 di dollari in Lyft, principale concorrente di Uber negli Stati Uniti, con l’intenzione di accelerare lo sviluppo di un network di automobili a guida autonoma. Nel 2021, Volkswagen e Hyundai avrebbero dovuto disporre di serie della stessa tecnologia nei rispettivi modelli3, per renderli del tutto autonomi dall’intervento del conducente. Le auto senza pilota avrebbero dovuto affollare le strade di tutto il mondo già nel 20184. Elon Musk aveva promesso un milione di taxi a guida autonoma entro il 2020 e Waymo, della galassia di Google, era pronta per un lancio in grande stile della sua flotta di robot taxi a partire dal 20185. Sono solo alcuni esempi della fiducia riposta nei costruttori verso la maturità di tale tecnologia e l’aspettativa di un’adozione di massa da parte del mercato. Evidentemente, però, qualcosa è andato storto.

A fine dicembre 2020, Uber ha deciso di accantonare ogni piano e ha venduto6 la divisione dei veicoli autonomi ad Aura per 4 miliardi di dollari, la metà del valore col quale era valutata nel 2019. Del milione di taxi promessi da Musk, nemmeno l’ombra e il sistema di autopilota di Tesla, al di là degli sforzi del marketing, è molto lontano dall’esserlo. Waymo, dopo un promettente avvio, non ha raggiunto grandi risultati: le auto che circolano in certe aree di Phoenix, in Arizona, per garantire adeguati margini di sicurezza hanno bisogno di una mappatura al centimetro7 di tutte le possibili direttrici: un lavoro decisamente oneroso per scalare rapidamente a livello globale o anche solo nell’ambito di un singolo paese. Inoltre, le distanze totali percorse8 dalla sua flotta restano ancora molto contenute, pari a 11.000 miglia in totale. Ford ha deciso di rimandare i suoi piani in tale ambito dopo il 2022. Le fascinazioni sull’imminente lancio di un Apple Car sono state drasticamente ridimensionate. Considerazioni simili valgono un po’ per tutti gli altri costruttori.

Le ragioni di tutto questo ritardo rispetto alle iniziali aspettative sono di varia natura ma, prevalentemente, il motivo principale è solo uno: i sistemi di guida autonoma sono più complessi di quanto non si immaginasse e la tecnologia, per quanto negli ultimi anni abbia fatto enormi passi in avanti, non è ancora pronta per garantire affidabilità e sicurezza. C’è poi un’altra questione non trascurabile e cioè l’accettabilità sociale dell’utilizzo di tali veicoli per la quale, allo stato attuale, non tutti i passeggeri si sentono portati. La Cina prevede che nel 2030 il 10% di tutte le auto vendute nel paese saranno a guida autonoma. Stiamo parlando di una forbice tra i 3 e i 4 milioni di veicoli, ancora troppo pochi per considerare tale tecnologia pienamente funzionale alle masse. In altre parole, quella che doveva rappresentare una rivoluzione già in atto, si sta trasformando in un’aspettativa dilatata nel prossimo lustro se non, più realisticamente, nei prossimi due decenni. Ci sarà quindi di munirsi di pazienza anche nell’eventualità di tanti altri annunci ottimistici che circoleranno sui media nell’imminente utili ai costruttori giusto per far parlare di se e a guadagnare qualche punto in borsa. Finché dura.


  1. Times, Once self-driving cars are everywhere, Uber thinks they’ll make up its entire fleet. 
  2. Wired, GM will invest $500 million in Lyft, a clear sign the auto giant is serious about moving beyond the era of the personal, human-driven automobile. 
  3. TechCrunch, Volkswagen and Hyundai both plan to deploy self-driving taxis by 2021. 
  4. University of Southern California, Driverless cars are ready to hit the road — but are we ready for driverless cars? 
  5. The Verge, Waymo, the self-driving unit of Google parent Alphabet, says the vast majority of its autonomous vehicle testing is taking place in five cities. 
  6. The Economist, Why is Uber selling its autonomous-vehicle division? 
  7. The Guardian, Why the driverless car revolution has stalled. 
  8. Forbes, The 4 reasons autonomous vehicles seem stalled in the U.S. 

4 Commenti

  • E
    Vabbé Uber non ne ha azzeccata una, tanto che fu la zavorra più grossa di softbank...
    • G
      Attualmente molto esplorata anche la guida da remoto. Taxi e trasporti manovrati a distanza, un'opportunità che troverà terreno più fertile con l'avvento del 5G e ha oggi qualche promettente startup, come Voyage.
      • Sì, ne ho parlato qualche giorno fa a proposito di Nuro
    • G
      Le auto a guida autonoma hanno senso solo se gestite come pacchetti di rete e quindi dentro piste, per il resto troppe variabili per essere sicure