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Mark Zuckerberg è tra le persone più pericolose su Internet

Lo incorona Wired, per la sua incapacità di arginare la diffusione delle fake news su Facebook e il suo atteggiamento contraddittorio sull’argomento.

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Riccardo
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Wired ha eletto Mark Zuckerberg tra le persone più pericolose su Internet1. Un podio che per l’anno appena passato condivide con altri soggetti niente male, da Trump ai gruppi estremisti di destra attivi sulla rete. Ma quali sono le ragioni dietro a questa decisione?

Facebook è diventato sempre di più, nel corso degli anni, un amplificatore della disinformazione globale. Con la sua capillare estensione (2,2 miliardi di utenti che equivalgono ad un tasso di penetrazione del 28,5% sul totale della popolazione globale di circa 7,8 miliardi), è ormai accertato che il social network viene sfruttato sistematicamente dai governi per sviare l’opinione pubblica. Zuckerberg lo ha sempre saputo ma non è stato in grado di incidere con fermezza adottando una netta risoluzione per arginare il fenomeno. A pensar male, forse non ha nemmeno voluto.

Nell’ottobre 2017 Jonathan Albright rivelò che una serie di post di propaganda2 pubblicati da alcuni account russi avevano ottenuto, a ridosso delle presidenziali americane, qualcosa come 340 milioni di condivisioni. Sono numeri impressionanti che danno il senso dell’ingerenza della Russia nelle consultazioni del 2016, culminate con l’elezione di Donald Trump. Un mese prima, mentre le autorità mettevano sotto la lente di ingrandimento il ruolo opaco avuto dal social network in una delle più controverse elezioni della storia del paese, Facebook ammise di aver trovato l’evidenza di un’operazione partita dalla Russia con lo scopo di diffondere messaggi politici e sociali divisivi. I troll avevano speso 100mila dollari in pubblicità sulla piattaforma per aumentare la visibilità di tali post. Una goccia in mezzo ad un mare di soldi che ha fruttato nel complesso alla creatura di Zuckerberg, 1 miliardo di dollari3: a questa cifra ammonta complessivamente il totale di quanto è stato speso in annunci politici durante l’elezione del 2016 e nessuno saprà mai dire con certezza chi li ha spesi e con quali scopi.

L’incapacità di Zuckerberg di rispondere a questa minaccia e arginare la diffusione delle fake news continuano ad essere fortemente biasimate per gli effetti politici e sociali che esse riverberano. Ciò che traspare è una certa riluttanza nel voler attuare qualsiasi misura che possa mettere a rischio la crescita e il predominio della sua azienda sulla rete. E così la figura di Zuckerberg, prima celebrato come la più grande superstar tecnologica del mondo, si è trasformata in quella di un subdolo rapace4 che ha giurato di schiacciare la concorrenza.

Nonostante Facebook abbia apportato una serie di modifiche agli algoritmi del suo newsfeed (aggiungendo ad esempio alcune segnalazioni sulle affermazioni di Trump secondo cui il risultato della recente elezione di Joe Biden a Presidente degli Stati Uniti è stato truccato) è evidente che questi interventi siano solo blandi palliativi messi in atto solo dopo le elezioni, quando per molti mesi sulla piattaforma sono circolati valanghe di post che hanno seminato dubbi e diffuso false notizie. Inoltre, Facebook si sta rivelando anche come una delle maggiori fonti di disinformazione sul Covid-19 e i relativi vaccini, alimentando discussioni e dubbi che ossessioneranno il mondo per i prossimi mesi.

All’inizio di dicembre, BuzzFeed ha pubblicato un’inchiesta esplosiva5 scaturita dalle dichiarazioni di Sophie Zhang, un’ex dipendente di Facebook che ha messo in luce come il social faccia poco o niente per evitare che i governi inondino la piattaforma con messaggi di propaganda. In un passaggio è citata anche l’Italia:

I’ve found multiple blatant attempts by foreign national governments to abuse our platform on vast scales to mislead their own citizenry, and caused international news on multiple occasions. I have personally made decisions that affected national presidents without oversight, and taken action to enforce against so many prominent politicians globally that I’ve lost count. I have made countless decisions in this vein – from Iraq to Indonesia, from Italy to El Salvador. Individually, the impact was likely small in each case, but the world is a vast place.
Sophie Zhang

Come ricorda Wired, anche altre piattaforme come YouTube e Twitter hanno diffuso e continuano a diffondere sistematicamente disinformazione, ma la portata di Facebook rispetto ai suoi competitor, come l’atteggiamento di Zuckerberg nei confronti del problema la contraddistinguono in modo significativo: «Facebook non diventerà l’arbitro della verità», ha dichiarato6 a voler ribadire che la sua posizione non cambierà le modalità con cui sta gestendo il problema.

Quello di Zuckerberg però sta diventando un pericoloso gioco al rialzo, dove chi ha tutto da perdere è soltanto lui. Gli americani hanno modi molto spiccioli per essere convincenti: se non riescono con le buone, lo fanno con le cattive. All’inizio di dicembre la Federal Trade Commission ha avviato un indagine contro Facebook per violazioni delle norme antitrust. Oltre all’abuso di posizione dominante, l’accusa riguarda le modalità con cui Facebook ha acquisito negli anni scorsi piccoli potenziali rivali, pagando un premio significativamente più alto del loro intrinseco valore al fine di azzerare la concorrenza e creare una monopolio nel settore globale dei social. Si prevede una causa lunga e con possibili riflessi negativi, non solo dal punto di vista dell’immagine. Il sottotesto è palese: la guerra è appena iniziata e Zuckerberg è solo contro tutti.


  1. Wired, The Most Dangerous People on the Internet in 2020. This year saw plenty of destructive hacking and disinformation campaigns—but amid a pandemic and a historic election, the consequences have never been graver. 
  2. Washington Post, Russian propaganda may have been shared hundreds of millions of times, new research says, (2017) 
  3. The Guardian, Facebook says likely Russia-based group paid for political ads during US election. 
  4. Washington Post, Government’s antitrust case against Facebook seeks a villain in Mark Zuckerberg. Antitrust enforcers are casting the billionaire executive, once one of American tech’s darling superstars, as a sneaky and rapacious brawler who vowed to ‘crush’ the competition 
  5. BuzzFeed, A 6,600-word internal memo from a fired Facebook data scientist details how the social network knew leaders of countries around the world were using their site to manipulate voters — and failed to act. 
  6. The Guardian, Two years after admitting under political pressure that Facebook must do more to prevent disinformation campaigns on its platform, founder Mark Zuckerberg told Fox News that the company should step away from regulating online speech. 

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