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Sul senso di una community

I limiti delle piattaforme sociali e una possibile nuova era per i blog basati sul paradigma delle small community.

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Giacomo, Antonio, Nicola e altri 9

Quando alla fine dello scorso dicembre ho pubblicato Interrupt, da tempo, mi ero fatto un’idea: qualunque fosse stato il suo indirizzo, avrei dovuto attrezzare questo sito con uno strato di funzionalità sociali per favorire le discussioni e le interazioni tra gli utenti. L’obiettivo che mi sono prefissato per il 2021 non è soltanto quello di avviare un nuovo blog ma anche di fondare le basi per lo sviluppo di una sua community. Sono consapevole del tempo e della pazienza richiesti da questo sforzo, nondimeno dover coniugare le esigenze di aggiornamento con gli sviluppi e il rilascio di nuove funzionalità nel bel mezzo di un’arrampicata faticosa e per niente semplice. Ho giusto piantato il primo picchetto per l’ascesa, la cima nemmeno la intravedo, posso soli immaginarmela dietro una spessa coltre di nubi e per raggiungerla non mi rimane altro che salire, sperando che lungo il percorso nulla vada storto.

Molti blog di lunga data, nella loro naturale evoluzione, hanno subìto negli ultimi vent’anni una significativa trasformazione, passando da un’originaria e contenuta dimensione personale a quella di veri e propri prodotti editoriali distribuiti su larga scala. In tal senso, nell’ambito della tecnologia, TechCrunch e Mashable rappresentano due casi emblematici che hanno fatto il grande salto nel primo decennio del nuovo millennio ma non sono di certo gli unici esemplari in circolazione. Anche alcuni blog storici del panorama italiano hanno deviato con successo verso questo modello, ottenendo in tal modo un significativo riscontro di lettori. Non solo: se pensiamo al blog di Beppe Grillo, è innegabile l’impatto che esso ha avuto nel nostro paese a livello politico e sociale, con le conseguenze che tutti conosciamo. Tuttavia, la quasi totalità di essi è rimasta affezionata a un modello di interazione con i propri lettori a senso unico, vale a dire limitato alla possibilità da parte degli utenti di commentare i post pubblicati senza però poter contribuire all’alimentazione dei relativi contenuti. Sebbene tale limitazione sia comprensibile dal punto di vista del mantenimento di una chiara linea editoriale, un’accettabile qualità dei contenuti nonché rispetto alla complessità delle inevitabili scelte di moderazione degli argomenti proposti dagli utenti, resta ancora oggi una possibilità poco esplorata, relegata a qualche community di nicchia, ma con delle possibili prospettive interessanti.

A gennaio 2021 si stimano 570 milioni di blog attivi su Internet con oltre 7 milioni di post pubblicati ogni giorno.

Dal 2007 in poi, la rapida diffusione degli smartphone, delle app e dei social network ha disincentivato il fenomeno dei blog, che sono stati rapidamente surclassati da questo genere di piattaforme pronte all’uso e che consentono agli utenti di ottenere una certa visibilità intorno a un proprio pubblico di riferimento senza preoccuparsi del mezzo con cui il messaggio viene veicolato. Si può affermare, con un buon grado di accuratezza, che la totalità dei lettori dei blog siano oggi assidui frequentatori dei social, mentre non si può sostenere il contrario. Tuttavia, nonostante i loro indiscutibili vantaggi, l’ossessione a scalare1 verso dimensioni globali sempre più estese, ha messo in luce tutti i limiti di queste piattaforme che, come la storia recente ci sta mostrando, si sono trasformati in mezzi di propaganda politica, disinformazione e amplificatori di odio in forma del tutto incontrollata o difficilmente controllabile. Basti solo pensare al ruolo che essi hanno giocato nell’alimentare i recenti scontri di Washington o nel silenziare Donald Trump, per farsene una vaga idea.

Col tempo, alcune iniziative come Medium, Blogger e WordPress hanno provato a riportare l’attenzione degli utenti verso una forma di social blogging che fondesse la praticità del paradigma introdotto dalle piattaforme sociali con la vocazione originaria dei blog o altre ancora, come Diaspora, hanno provato a decentralizzare la predominanza dell’unico punto di accesso, con esiti non sempre favorevoli. Nonostante gli sforzi apprezzabili, sembra oramai emergere un trend irreversibile: il grosso dell’utenza globale, soprattuto nelle fasce di età più giovani, preferisce interagire su Facebook, Instagram, Whatsapp, YouTube, Twitter, Twitch, TickTock piuttosto che perdersi nell’esplorazione di Internet, pratica rimasta invece più a cuore a quelli della mia generazione che, a partire dalla seconda metà degli anni Novanta, hanno assistito alla dirompente diffusione della rete. La penetrazione dei social network a livello globale è talmente capillare e invasiva da aver raggiunto una dimensione impensabile fino a qualche anno fa. Facebook è diventata per quasi 2 miliardi di utenti la porta d’accesso al World Wide Web: al suo interno circolano ogni giorno più di 100 miliardi di nuovi post. Solo per dare un orientativo metro di confronto, il sistema globale SMS al suo apice aveva raggiunto il picco dei 20-25 miliardi di messaggi2 al giorno. Il dibattito su come evolverà Internet3 nei prossimi decenni è argomento di un’accesa discussione tra futurologi e scienziati però, nel nostro più modesto orizzonte, si sta riscontrando da parte di una certa fetta di utenti (lasciatemi definirli “consapevoli” o più digitalizzati o semplicemente curiosi), un significativo interesse verso le piccole community alle quali, questo sito vuole appartenere.

A ridosso della pubblicazione di Interrupt, una schiera di alcune centinaia di assidui lettori ha fin da subito caratterizzato il suo pubblico di riferimento, partecipando non solo alla discussione degli argomenti sollevati ma anche fornendo spunti importanti di miglioramento che ho progressivamente introdotto nelle ultime settimane. Da parte mia, come avevo anticipato in questo video log gli sforzi si sono concentrati nel rifinire l’interfaccia, per garantire la migliore esperienza di lettura possibile, e introdurre un set di alcune funzionalità sociali di base: l’accesso con Facebook, Google, le reazioni ai post, una più semplice gestione dei commenti, una sezione dedicata ai post della Community (per ora relegata solo a una scarna versione che conto di pubblicare nei prossimi giorni), dove gli utenti potranno condividere argomenti e avviare nuovi spunti di discussione. Inoltre, per garantire una moderazione dei contenuti, sto valutando di promuovere alcuni profili verificati con dei privilegi funzionali a garantire il mantenimento di un adeguato livello di tutto quello che sarò condiviso qui sopra. Mi scuso da subito se il processo di avanzamento vi possa apparire non del tutto lineare se non disordinato ma, al momento, l’unico modo che ho per tentare questa scalata è fissare un chiodo alla volta, con piccoli aggiornamenti incrementali.

C’è poi un’ultima questione: voglio rendere le pagine di questo sito libere dalla pubblicità perché ritengo che rappresenti una forma di rispetto per i lettori. Siamo sempre più abituati a navigare su pagine in cui il contenuto rappresenta una sezione marginale costruita attorno a un quadro troppo affollato di promozioni in cui tutti vogliono vendere qualcosa. Non ne faccio una questione di idealismo perché mi rendo conto di quanto la pubblicità rappresenti una forma obbligata per garantire una sostenibilità economico-finanziaria delle pubblicazioni. Però, sempre più spesso, la sensazione che ho è che non contribuisca affatto a garantire contenuti di qualità e ancora peggio a renderne piacevole la lettura. Al momento posso ancora permettermi questo lusso anche grazie ai lettori che fin da subito hanno sottoscritto un abbonamento mensile non solo per leggere i post pubblicati su Interrupt ma anche per sostenerne lo sviluppo e la crescita. Credo che ciò rappresenti una specie di piccolo miracolo per un sito in lingua italiana appena nato, senza alcun editore alle spalle, che non investe in pubblicità o altre forme di marketing e che, in fin dei conti, è solo un aggregatore di notizie, di analisi e di commenti di dimensioni ancora estremamente contenute. Trovo straordinario che ci siano tante persone che lo stiano supportando in vari modi e penso, se mai arriverò a piantare la bandiera in alto, il grosso lo dovrò proprio a loro. Credo sia questo il senso più profondo di una community online: supporta, costruisce, collabora, rende la rete quel posto migliore in cui tanti abbiamo sempre sperato.


  1. Harward Business Review, How social media’s obsession with scale supercharged disinformation: over the last four years, disinformation has become a global watchword. After Russian meddling on social networks during the 2016 U.S. presidential election, experts expressed concerns that social media would continue to be weaponized — warnings that were often dismissed as hyperbolic. 
  2. Benedict Evans, Online speech and publishing. 
  3. Popular Mechanics, What will the Internet be like in the next 50 years? 

7 Commenti

  • R
    Lo sforzo che fai è ammirevole soprattutto se considero il risultato che sei riuscito ad ottenere disegnando questo sito. Mi piace perché è ordinato ed è un piacere leggerlo. Ti auguro di farcela ma, se posso darti un consiglio, cerca di trovare un editore o qualcuno che ti aiuti a farlo crescere perché è una sfida, quella che ti sei posto, molto difficile e mi piacerebbe vederti arrivare "in cima" come scrivi tu e spero vivamente che qualcuno riconosca il valore e investa in un bell'esempio di Web come Interrupt. In bocca al lupo.
    • Caro Riccardo, grazie mille per il tuo commento. Naturalmente quello che dici sarebbe utilissimo! Ma naturalmente prima di arrivare a quel punto devo prima costruire qualcosa che abbia un certo valore tangibile. Interrupt è online da tre settimane e credo che sia assolutamente prematuro qualsiasi tipo di considerazione che va nella direzione che suggerisci!
  • A
    Complimenti Antonio. Aumenterei giusto un pelo la dimensione del font, da desktop (almeno per me) risulta un pelo piccino. Per il resto chapeau.
    • Caro Andrea, grazie mille. Faccio qualche test e decido!
  • D
    Io non ci credo che fai tutto da solo! :)))) Non sai quanto di invidio e ti ammiro! Questo formato è bellissimo, il mio preferito in assoluto tra quelli che hai rilasciato in questi giorni.
    • Eh sì, Damiano! Non sai che fatica! Grazie mille!
  • G
    Complimenti sinceri per il lavoro che stai facendo. Questo sito si merita tutto il successo del caso.