Il lento declino dei PC e dei tablet

Nel primo semestre del 2020 c’è stata una ripresa nelle vendite dei PC e dei tablet la cui domanda è stata trainata in gran parte dagli effetti della pandemia di coronavirus che ha imposto il lavoro da casa per milioni di persone in tutto il mondo. Entro fine anno si prevede una crescita del 3,3% del mercato dei dispositivi informatici personali (PC, tablet e Workstation) con volumi complessivi intorno ai 425,7 milioni.

Per quanto riguarda il solo mercato dei personal computer, nel secondo trimestre del 2020, Gartner stima una crescita del 2,8% rispetto allo stesso periodo del 2019:

produttoreQ1 2020Q2 2020
Lenovo12,6116,20
HP11,1116,17
Dell10,1610,65
Apple3,564,37
Asus2,63,59
Acer2,94,01
Altri8,699,83
Previsioni globali di vendita dei personal computer nei primi due trimestri del 2020. Valori unitari in milioni. Fonte Gartner.

The second quarter of 2020 represented a short-term recovery for the worldwide PC market, led by exceptionally strong growth in EMEA. Additionally, mobile PC growth was particularly strong, driven by several factors including business continuity for remote working, online education and consumers’ entertainment needs. However, this uptick in mobile PC demand will not continue beyond 2020, as shipments were mainly boosted by short-term business needs due to the impact of the COVID-19 pandemic.
Gartner, 9 luglio 2020

Il dato di quest’anno è insolitamente molto positivo se si considera che il 2019 è stato un anno che ha registrato un forte aumento nelle vendite dovuto in gran parte alla transizione obbligata dagli obsoleti sistemi con Windows 7, il cui supporto è stato terminato da Microsoft all’inizio di quest’anno.

Tuttavia guardando in avanti si prevede che questo mercato riprenderà il suo lento declino di lungo termine, con un tasso di crescita negativo del -2,4% nel periodo 2020-2024.

categoria20202024CAGR 20-24
desktop72,866,0-2,4%
notebook198,3193,8-0,6%
workstation5,07,18,9%
tablet (detach)62,157,3-2,0%
tablet (slate)87,565,4-7,0%
total425,7389,6-2,2%
Previsioni globali di vendita dei dispositivi informatici personali nel periodo 2020-2024. Fonte IDC Worldwide Quarterly Personal Computing Device Tracker, 1° settembre 2020. Valori unitari in milioni.

Sugli smartphone pieghevoli

Autunno, tempo di nuovi telefoni e soprattutto di smartphone pieghevoli. Quest’anno i grandi produttori come Samsung, Motorola, LG e Microsoft proveranno a convincerci del fatto che questi dispositivi rappresentano il futuro e sono pronti per il mercato di massa. Può darsi, se non fosse per un paio di aspetti sostanziali che temo non ne faranno brillare le vendite: il design e il prezzo.

Secondo le stime di Gartner entro il 2021 le vendite globali di questi dispositivi potrebbero raggiungere le 31 milioni di unità (Covid-19 permettendo), con una quota del 5% nel mercato dei telefoni di fascia alta.

announitsYoY%
20193,2
202013,6+ 325%
202130,4+ 124%
202250,1+ 65%
Previsioni di vendita globali degli smartphone pieghevoli nel periodo 2019 – 2022. Valori unitari in milioni.

Per fornire un metro di paragone, nel 2019 si stima siano stati venduti circa 1,8 miliardi di smartphone.

While Gartner analysts expect foldable phones to potentially re-inject innovation in the smartphone market, they are cautious about their short-term uptake due to trade-offs. Gartner estimates that foldable phones will account for 5 percent of high-end phones by 2023, amounting to 30 million units.
Gartnera

La maggior parte di questi dispositivi ha un design orribile: sono brutti, ma brutti per davvero. Il Galaxy Z Fold 2, nonostante alcuni miglioramenti rispetto al precedente modello, pare un prototipo assemblato mslr. Lo schermo in materiale plastico sembra terribile, presenta avvallamenti sulla superficie e, dalla recensioni video in circolazione, è fastidiosamente riflettente. Il prezzo dovrebbe aggirarsi intorno ai 2.000 euro, uno sproposito. Ah, non è neanche waterproof. Non si salva nemmeno il fratello più piccolo, lo Z Flip, per gli stessi motivi appena citati.

Bisogna riconoscere a Huawei che il Mate Xs, dal punto di vista del design, è decisamente migliore rispetto ai Galaxy ma l’impressione diffusa è che la tecnologia dei display pieghevoli sia ancora troppo poco matura per essere impacchettata in un prodotto davvero attraente. E poi c’è il prezzo: circa 2.600 euro e non aggiungo altro.

Il tanto atteso Surface Duo di Microsoft arriverà a giorni, e tra tutti è quello più bello. Piuttosto che per un singolo display pieghevole, Microsoft ha optato per un doppio schermo in vetro. Non posso negare fino in fondo che il risultato non sia piacevole da guardare ma lo spessore dei bordi superiori e inferiori è un cazzotto in un occhio. Inoltre, sebbene sia molto sottile, non pare molto pratico per portarlo dentro la tasca dei calzoni e fare telefonate. C’è poi la solita questione del prezzo: a partire da 1.399 dollari negli Stati Uniti.

In questo segmento Apple si sta dimostrando più cauta: sembra stia lavorando a un prototipo di iPhone pieghevole, con la stessa filosofa del Microsoft Duo, ma la possibilità di un rilascio a breve sul mercato è molto remota.

Il crepuscolo di Immuni

Alla fine, basterà la mossa di oggi di Apple e Google a placare una volta per tutte le polemiche sulla sfortunata app di tracciamento Immuni, semplicemente rendendola obsoleta. I due colossi tecnologici stanno distribuendo un nuovo framework per supportare i vari paesi a implementare le proprie applicazioni di tracciamento dei contatti per contenere la diffusione delle infezioni da Covid-19. Sviluppato come estensione più semplice e più veloce del precedente sistema lanciato ad aprile, il nuovo framework consentirà alle autorità sanitarie pubbliche di evitare il più ostico lavoro di sviluppo di un’applicazione autonoma: basterà semplicemente configurarlo sulla base delle esigenze di ogni singolo paese. In altri termini, l’applicazione sarà già integrata all’interno dei nostri telefoni, con buona pace di tutti.

As the next step in our work with public health authorities on Exposure Notifications, we are making it easier and faster for them to use the Exposure Notifications System without the need for them to build and maintain an app.

In termini semplificati, il sistema di notifica all’esposizione utilizza il segnale Bluetooth degli smartphone per determinare la vicinanza e la durata della prossimità di due telefoni, senza raccogliere la posizione o identificare gli utenti a cui essi appartengono. L’aggiornamento è già disponibile nella release 13.7 di iOS appena rilasciata mentre sarà per i dispositivi Android dovrebbe arrivare entro fine mese.

Le applicazioni di tracciamento esistenti non saranno interessate dal nuovo framework che non impedirà comunque ai singoli paesi di lanciare in futuro applicazioni custom anche se, forse in questo scenario, servirebbero a poco. L’introduzione del sistema segnerà probabilmente una più diffusa capacità di monitoraggio e la fine delle poco amate app di tracciamento la cui adozione in Europa è stata un mezzo flop. La possibilità infatti di accedere direttamente alla funzionalità di tracciamento, senza dover scaricare un’applicazione, incrementerà il tasso di adozione e la relativa l’efficacia in quanto, per funzionare al meglio, questo sistema necessita di un gran numero di persone che lo utilizzano. Un recente studio dell’Università di Oxford ha rivalutato e abbassato la stima sul numero di persone che dovrebbero utilizzare il sistema di notifiche dell’esposizione per renderlo efficace: circa il 15% contro il 60% di un precedente studio.

Da leggere

Epic Games contro Apple

La guerra tra Epic Games e Apple è appena cominciata: da questo momento in poi se la vedranno gli avvocati con parcelle a diversi zeri. Epic lamenta un abuso di posizione dominante da parte di Apple che ha ritirato Fortnite, la gallina dalle uova d’oro del gigante dei videogiochi, dall’App Store in quanto viola le linee guida delle app imposte da Cupertino. La stessa sorte è toccata al gioco sul Play Store di Google qualche ora dopo.

Nel documento legato all’azione legale avviata da Epic si legge:

Apple has become what it once railed against: the behemoth seeking to control markets, block competition, and stifle innovation.

La plateale mossa di Epic di sfidare pubblicamente Apple, culminata nel video parodia dell’iconico spot “1984”, sarà forse un doloroso inciampo; Apple non gliela farà passare liscia. Una cosa è discutere nella sacralità della riservatezza delle mura domestiche, un’altra è farlo nella pubblica piazza ridicolizzando un partner strategico grazie al quale, negli ultimi anni, i conti sono letteralmente decollati.

L’impressione è che dalle parti di Epic si siano ingolositi: perché incassare 70 se puoi, in linea di principio, incassare 100? Apple infatti trattiene il 30% sulle vendite effettuate nell’App Store e vieta di aggirare il proprio sistema di pagamento per ragioni di vario tipo tra cui quella, per niente banale, legata alla sicurezza dei dati. È abuso di posizione dominante questo? Probabilmente sì, anzi quasi certamente ma d’altronde cosa sarebbe Epic (e non solo)1 senza il gigante cattivo con cui fino ad oggi ha fatto affari?

Ma la ragione di questa querelle estiva va forse ricercata al di là delle semplicistiche questioni di principio. Nel 2019 Epic ha totalizzato ricavi per 4,2 miliardi di dollari, di cui 1,8 miliardi generati da Fortnite. L’anno prima i ricavi erano stati 5,6 miliardi, di cui 2,4 miliardi generati da Fortnite. In altre parole nel 2019 i ricavi totali e quelli generati da Fortnite hanno subito un declino del 25% su base annua: circostanza, questa, che non favorisce sonni tranquilli quando si realizza la palese evidenza che la punta di diamante del proprio core business, d’un tratto, non brilla più come prima.

E allora che fare? Prima di tutto cercare in ogni modo di riappropriarsi di una consistente fetta di quei ricavi che oggi, volente o no, Epic cede ad Apple e Google “solo” per tenere la propria app sui due rispettivi marketplace. Funzionerà? Con la modalità di guerriglia che è stata scelta, non penso. Dico pure però che se Epic è golosa, Apple è diventata ingorda: la società oggi vale 1,9 triliardi di dollari, più del PIL del Canada, della Russia o Spagna; il revenue per employee sfiora 1,9 milioni; ha riserve di liquidità per fare qualsiasi cosa immaginabile e non.

Alla fine, dico, un modo per far pace troviamolo perché conviene a tutti. Il problema però ormai è scalato: è stato lanciato in bocca alla stampa e al torbido chiacchiericcio dei social e quando le liti degenerano, diventando pubbliche, succede come quando i coniugi arrivano ai ferri corti: nessun dei due è disposto a cedere di un millimetro. Toccherà a qualcun altro scegliere per loro e non sempre questo è la scelta migliore per tutti.

Altri collegamenti

Android Authority, AppleInsider, Axios, BBC, CyberNews, Engadget, Epic Games, Firstpost Tech, FOSS Patents, GamingBolt, IndieWire, MacRumors, MediaNama, Memeburn, Micky, New York Times, Protocol, Seeking Alpha, TechRadar, Telecoms.com, Ubergizmo, VG247, Washington Post e WRAL TechWire.


  1. Apple Insider, Music streaming service Spotify on Thursday threw support behind Epic Games after the Fortnite developer leveled a lawsuit against Apple over allegedly monopolistic App Store regulations. Spotify, which lodged its own antitrust complaint against Apple in 2019, welcomed Epic as an ally in a long-running fight over App Store fees. 

Daily Briefing, 13 agosto 2020


Apple vale 1,9 triliardi di dollari

Dopo la morte di Steve Jobs, la Silicon Valley aveva previsto un lento declino di Apple, orfana della genialità del suo fondatore. A Wall Street serpeggiava un certo fermento e i fan più affezionati erano in agitazione sul futuro dei prodotti iconici della società. Quando Tim Cook prese il comando della società in pochi avrebbero scommesso su di lui e invece ben presto ha costretto tutti a ricredersi1. Alcuni dati:

dipendenti137mila
revenue / employee$ 1,899 milioni
market cap$ 1,9 triliardi
I ricavi, il numero di dipendenti e il revenue per employee sono riferiti ai dati dell’annual report al 30 settembre 2019.

Il 5 ottobre 2011, giorno della morte di Jobs, le azioni Apple valevano 50,53 dollari: oggi hanno superato i 452 dollari. La valutazione di mercato dell’azienda è di 1,9 trilioni di dollari, una cifra da capogiro, solo per farsi un’idea superiore al PIL del Canada, della Russia o della Spagna.


La cinesizzazione di Internet

Giada Messetti scrive su Domani:

L’occidente ha sempre pensato che lo sviluppo di internet in Cina avrebbe accelerato il processo di democratizzazione. Il caso TikTok dimostra invece che siamo entrati nell’èra del sovranismo digitale.

È un articolo interessante che vi suggerisco di leggere per i risvolti geopolitici che stanno caratterizzando la guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina. Sul ban di TikTok, invece, ho recentemente scritto un post che trovate a questo link: dopo Microsoft, sembra che Twitter stia esplorando la possibilità di un’acquisizione con la cinese ByteDance, proprietaria della popolare applicazione.


Microsoft Surface Duo, uscita il 10 settembre

Dopo alcune voci di un possibile posticipo al 2021, Microsoft ha confermato per il prossimo 10 settembre l’uscita sul mercato del Surface Duo, lo smartphone dual screen con Android, al prezzo di 1.399 dollari. Panos Panay, Chief Product Officer di Microsoft, parlando della partnership con Google2 ha dichiarato:

We had a conversation with Google… the partnership has been crazy fun. I think at first there’s a little bit of getting to know each other, but then very quickly we saw what’s right for our customer and what can be possible. I think it’s great for Google and Android, and I think it’s great for Microsoft.
Panos Panay, CPO Microsoft.

9to5Google, 9to5Mac, Android Authority, Android Central,Android Police, Android Police, Ars Technica, Bloomberg, Channel Futures, Charged, CNET, Engadget, International Business Times, KnowTechie, Laptop Mag, Microsoft Design, Microsoft Devices Blog, MSPoweruser, OnMSFT.com, PCWorld, Pocketnow, SiliconANGLE, Softpedia News, TechRepublic, Telegraph, The Overspill, Thurrott, Tom’s Hardware, Ubergizmo, Windows Central, Wired e ZDNet.


L’illusione della realtà

Ho appena finito di leggere L’illusione della realtà di Donald Hoffman, professore di scienze cognitive, informatica e filosofia dell’Università della California, Irving. Il libro riprende il tema antico (ne parlavano già Democrito e Platone prima della revisione moderna fatta dai fratelli Wachowski in Matrix) di quanto le percezioni umane siano fuorvianti rispetto alla realtà oggettiva che ci circonda. L’autore ci conduce in un viaggio dai risvolti inimmaginabili parlando della bellezza, dell’inconsistenza dello spazio-tempo, dei limiti della sensoriali e dell’illusione dell’esistenza per come comunemente sperimentata dagli uomini. Una buona lettura che apre la mente, da conservare e rileggere quando i dubbi sul senso della nostra vita ci assalgono all’improvviso.


  1. Wall Street Journal, The industrial engineer has turned Steve Jobs’s creation into a corporate colossus, delivering one of the most lucrative business successions in history. 
  2. The Verge, The basic Surface Duo hardware also consists of a Qualcomm Snapdragon 855, 6GB of RAM, and up to 256GB of storage. LTE is available on T-Mobile, AT&T, and Verizon, but there’s no 5G support at all. Microsoft is also shipping a bumper cover in the box, designed to protect the Duo. 

Sugli AirPods Pro

Ho trovato gli AirPods Pro su Amazon in offerta a 189 euro, li ho presi. Li stavo monitorando da un pezzo, indeciso sul prenderli o meno ma devo ammettere che, al prezzo ufficiale di 279 euro, mi sembravano un’esagerazione.

Come sono? Beh, c’è poco da dire. La qualità dell’audio è straordinaria: frequenze alte nitide, medi bilanciati e bassi profondi. Sono un vero piacere per l’ascolto. La riduzione attiva del rumore fa il suo dovere ma non aspettatevi miracoli perché, nonostante tutto, se li tenete a volume moderato in ambienti rumorosi (come ad esempio su un autobus con molte persone intorno, in bici in mezzo al traffico o in luoghi con molta confusione) l’unico rimedio per azzerare il rumore intorno è aumentare il volume fino a farvi sanguinare i timpani.

Se però vi trovate in un open space con moderato chiacchiericcio di fondo e avete bisogno di estraniarvi da quello che vi circonda, allora funzionano bene e favoriscono la concentrazione, dandovi l’impressione di chiudervi in un bolla ed estraniandovi da tutto ciò che vi circonda. Al di là dell’aspetto tecnico, in merito al quale potete trovare centinaia di recensioni online, quello che voglio sottolineare è la loro praticità: dopo qualche giorno di utilizzo finisce che inizi ad indossarli praticamente tutto il giorno per ascoltare musica, videochiamare su Teams con l’iPad, rispondere alle chiamate sull’iPhone, guardare una serie su Netflix e quant’altro. Diventano un’estensione del vostro orecchio e a lungo andare vi pare di non poterne fare più a meno.

Qualche nota amara: non sono proprio comodissimi, soprattutto se confrontati con i classici auricolari EarPods che, per esperienza del tutto personale, hanno una forma che meglio si adatta alla forma dell’orecchio. I gommini di diverse dimensioni forniti in dotazione aiutano a trovare il mix di configurazione più adatto per ciascuno: nel mio caso, gommino piccolo per orecchio sinistro e medio per orecchio destro. Ad ogni modo restano saldi in posizione e non scivolano via se si fanno movimenti bruschi, ma bisogna abituarcisi. La durata della batteria non è proprio il massimo: dopo alcune chiamate e qualche ora di ascolto il livello della carica si abbassa in modo significativo. Inoltre, non so se è solo un mio problema, la sinistra si scarica più rapidamente della destra (forse è un malfunzionamento che devo indagare).

In fin dei conti, sono dei dispositivi di qualità e utilissimi, estremamente pratici nonostante i piccoli difetti di cui vi ho appena parlato. Se siete tentati approfittatene adesso, su Amazon li trovate ancora a 199 euro, un prezzo giusto ma non spendeteci un centesimo in più.

Apple Pencil 2

Mi hanno chiesto se l’esperienza d’uso dell’Apple Pencil sia equiparabile allo scrivere con una penna su carta. La risposta, naturalmente, è no perché il dispositivo non è una penna qualunque e scrivere sul vetro non è proprio come farlo sulla carta. Ci sono delle pellicole come Paperlike che, applicate sullo schermo, restituiscono il feeling della scrittura analogica ma il punto credo sia un altro. L’Apple Pencil 2 è uno strumento utilissimo che coniuga il piacere della scrittura a mano (su app come Apple Notes, GoodNotes o Notability) con la praticità delle funzioni digitali: copia e incolla, riposiziona, ridimensiona, aggiungi immagini e così via. Pertanto, senza dilungarmi troppo perché di recensioni on line ce ne sono tantissime, dico solo che è un accessorio indispensabile per i possessori di iPad Pro1.

Detto questo però, il lag del tratto è estremamente ridotto ma la latenza si avverte e lo spessore, seppur minimo, tra il vetro superiore e lo schermo sottostante dove compare ciò che si scrive, provoca una sensazione di leggero distacco tra punto di contatto della punta e posizione in cui compare il segno. Tuttavia basta un po’ di praticità e ci si fa subito la mano. Comunque per la scrittura digitale vi consiglio qualcosa come Remarkable che però non è paragonabile all’iPad per tutta una serie di motivi del tutto apprezzabili se avete bisogno di un tablet esclusivamente dedicato alla scrittura digitale. In tutti gli altri casi vale sempre la solita regola: una matita temperata 2B e una Moleskine. Costa 1/80 di un iPad e il piacere di vedere le pagine che si riempiono e si gonfiano mentre ci scrivete sopra vi darà un senso di soddisfazione e compiutezza che non proverete con nessun dispositivo digitale.


  1. Interrupt, Alla domanda se è possibile sostituire un qualsiasi portatile con l’iPad Pro, la risposta è sì per la gran parte dell’utenza che non deve svolgere compiti particolarmente complessi e specifici che per la loro tipicità richiedono invece altri strumenti. 

L’iPad Pro può sostituire il computer?

Ho sostituito definitivamente il MacBook con l’iPad Pro da 12.9 pollici per la gran parte delle attività che svolgo. Utilizzo ormai il Mac solo come desktop, collegato a un monitor Dell Ultrasharp da 25 pollici per i lavori più intensivi, mentre in mobilità e per i lavori di ufficio utilizzo esclusivamente l’iPad. Alla domanda se è possibile sostituire un qualsiasi portatile con l’iPad Pro, la risposta è sì per la gran parte dell’utenza che non deve svolgere compiti particolarmente complessi e specifici che per la loro tipicità richiedono invece altri strumenti.

The most common tasks people perform on their laptop or desktop PC are the very same tasks in which the iPad excels…
Lifewire1

Prima questione fondamentale: la gestione dei file. L’app File è integrata con iCloud, Google Drive, OneDrive, Dropbox. Si possono creare cartelle, rinominarle, salvare file e spostarli 2, tutto in modo molto funzionale e con estrema semplicità. Inoltre, se siete utilizzatori di Office, è possibile accedere ai file condivisi nei canali di Teams e SharePoint. In altre parole, per la gestione dei file, si può esattamente fare tutto ciò che generalmente si fa con un laptop.

Per l’utente che utilizza principalmente gli strumenti di office automation confermo che è una soluzione straordinaria. Office 365 è completamente supportato, non solo per apportare rapide modifiche ai documenti ma anche per lavori più impegnativi. Microsoft Teams funziona che è una meraviglia, così si può sempre essere in contatto con i colleghi , accedere ai file condivisi dei team e dei singoli canali, e OneDrive è pienamente supportato, sia per l’account personale che per quello aziendale. Unica nota: se utilizzate complessi fogli Excel con macro, collegati a database o a fonti dati esterne (es. scarichi dati da ERP), la soluzione resta invece sempre il buon vecchio Windows (nemmeno il Mac).

Per la pianificazione dei task utilizzo Things 3 misto al calendario di Outlook in modo da avere una panoramica tra le riunioni e gli appuntamenti dell’ufficio e i task personali. Se non avete mai provato l’app ve la consiglio vivamente perché, non so se sia solo l’impressione, migliora la produttività e aiuta a concentrarsi meglio sui singoli task.

Sono molto affezionato alla matita e alla carta e in particolare alle matite della Rotring e ai notebook Moleskine e Baron Fig. Eppure dopo aver iniziato a utilizzare GoodNotes 5 con l’Apple Pencil mi sono accorto che il livello di accuratezza della scrittura, l’efficacia nell’organizzare appunti, la possibilità di ricercare nel testo scritto a mano e di integrare immagini, frammenti di email o ritagli da qualsiasi scansione è qualcosa da cui non si può più tornare indietro. In alternativa a GoodNotes c’è anche Notability ma per mio gusto personale consiglio senza dubbio il primo.

Da anni, per organizzare tutti i vari documenti amministrativi di vario genere utilizzo la versione con abbonamento di Evernote. Vi registro qualsiasi documento relativo ai rapporti con la pubblica amministrazione, pagamenti, certificati, fatture e documenti per l’assicurazione sanitaria, CUD, dichiarazioni dei redditi e qualsiasi altro documento che può avere una certa utilità. Digitalizzo i documenti con la fotocamera, salvo gli allegati in PDF all’interno di una nota e archivio tutto nel cloud. Non vi nascondo che mi è stato utile in moltissime occasioni per ritrovare quel genere di documenti, spesso risalenti ad anni prima che, per un motivo o per un altro, improvvisamente tornano ad essere utili e vitali.

Sull’iPad non c’è la calcolatrice. Dopo un po’ di ricerche ho scelto di istallare Calzy che ha anche un comodissimo widget sempre disponibile sulla home dell’iPad dove potete fare rapidi calcoli quando serve.

Per scrivere testi quando ho bisogno di concentrarmi solo sulle parole utilizzo iA Writer. Non credo ci sia di meglio disponibile in giro a parte Highland 2, disponibile però quest’ultimo solo su Mac.

Per tenere aggiornate e sincronizzate le password dei siti web e delle app utilizzo Bitwarden. Dopo aver provato a lungo LastPass e 1Password la trovo la soluzione migliore (soprattutto gratuita) per questo tipo di necessità.

Un’ultima precisazione: per sfruttare tutte le potenzialità dell’iPad Pro è imprescindibile l’utilizzo della Magic Keyboard e dell’Apple Pencil. Il pacchetto completo costa un po’ ma siamo a livelli qualitativi altissimi e da utilizzatore di Mac confermo che l’esperienza d’uso è straordinaria, niente a che vedere con quella delle precedenti versioni dell’iPad se, come me, da anni non avevate più avuto il minimo bisogno di un tablet pensato prevalentemente per la fruizione di contenuti, avendo esigenze di tutt’altro tipo.

Infine, consiglio la versione dell’iPad da 12.9 pollici perché lo schermo è immenso e la tastiera delle stesse dimensioni di quella di un laptop. Tuttavia forse se lo utilizzate prevalentemente come strumento di studio, per prendere appunti, la versione da 11 è più pratica.


  1. Lifewire, The most common tasks people perform on their laptop or desktop PC are the very same tasks in which the iPad excels: exploring the web, checking email, finding out what friends and family are up to on Facebook, playing games, balancing the checkbook, writing a letter or a paper for school, etc. Productivity has also become increasingly easy on the iPad. The virtual touchpad makes manipulating text easier; the iPad supports Microsoft Office and includes a free version of Apple’s iWork; and if you need to do a lot of typing you can simply connect a Bluetooth keyboard. 
  2. Si possono utilizzare anche le tipiche scorciatoie da tastiera ⌘ + C e ⌘ + V per copiare e incollare i file ovunque. 

Ancora sullo smart working…

Nel 2015, ai dipendenti di Facebook venne offerta un’insolita proposta: un bonus in contanti di almeno 10mila dollari se si spostavano nel raggio di 10 miglia dalla nuova sede centrale della società, nella periferia di Menlo Park, in California. Tuttavia, cinque anni – e una pandemia – più tardi, le cose sono cambiate repentinamente. Zuckerberg ha dichiarato che consentirà ad alcuni dipendenti di lavorare da casa in modo permanente1, con l’aspettativa che circa la metà dei 48.000 dipendenti di Facebook lavoreranno in remoto tra cinque o dieci anni2.

«Certainly being able to recruit more broadly, especially across the U.S. and Canada to start, is going to open up a lot of new talent that previously wouldn’t have considered moving to a big city.»
Mark Zuckerberg

Senza lasciarci trascinare troppo dal fascinoso romanticismo della narrazione, quella che può sembrare una questione di attenzione verso il work-life balance delle persone assume contorni assai più pratici: è una faccenda che prima di tutto ha a che vedere con i costi. Meno gente in ufficio significa meno costi strutturali da sostenere, che in periodi globali di magra, è sempre un’utile ricetta per tenere in ordine i conti. Anche i titani della tecnologia se ne sono accorti: negli anni hanno costruito imperi e celebrato se stessi con sedi sempre più imponenti, quasi dei veri e propri monumenti alla loro grandezza (prendete l’Apple Park, una struttura futuristica circolare di 860mila metri quadri che ospita 12mila dipendenti e costata la bellezza di 5 miliardi di dollari).

Nel trambusto di questi mesi anche Google, Twitter e Square hanno concesso ai propri dipendenti di lavorare da remoto. Twitter e Square hanno deciso di rendere lo smart working una forma di prestazione permanente. Noi italiani siamo un po’ diversi, indipendentemente dal settore industriale. Per colpa della pandemia abbiamo abbracciato una forma di lavoro da casa contingente che impropriamente è stata definita come smart working. Dopotutto, non ci siamo trovati male. Tuttavia non illudiamoci, perché tornerà ad essere l’eccezione – non la regola – non appena gli echi di questo periodo eccezionale si smorzeranno.


  1. The Information, Facebook’s remote shift puts Silicon Valley on edge. The move is likely to reverberate across the tech industry, whose identity for more than half a century has been tied to the notion that its success comes from having employees work in close proximity. 
  2. Washington Post, After the pandemic-forced experiment with work from home proved successful, several tech companies are already planning not to return everyone to the office even after the social distancing restrictions ease. 

Brutta aria per la Disney

Walt Disney World in Florida prevede di sospendere temporaneamente dal lavoro 43mila dipendenti a causa degli effetti negativi dell’epidemia del coronavirus. I lavoratori che dovrebbero essere richiamati al lavoro al termine dell’emergenza manterranno l’assicurazione sanitaria, l’anzianità di servizio e non subiranno riduzioni di stipendio.

La Walt Disney è tra le società di intrattenimento più colpite, esposta agli effetti del virus nel business dei suoi parchi a tema, nelle crociere e nelle produzioni cinematografiche. Secondo alcune stime, la compagnia starebbe perdendo più di 30 milioni di dollari al giorno1 e al netto di meno di 5 miliardi di liquidità il suo livello d’indebitamento ha sfiorato i 50 miliardi.

E intanto iniziano a ricircolare i rumors su una possibile acquisizione di Disney da parte di Apple che con un livello di indebitamento inferiore ai 5 miliardi di dollari e una liquidità di oltre 112 miliardi potrebbe spuntare un prezzo di favore viste le recenti difficoltà della controparte. D’altronde Robert Iger, ex CEO e attuale Presidente Esecutivo della Disney, scrive nella sua autobiografia:

Credo che se Steve Jobs fosse ancora vivo avremmo fuso le nostre società, o almeno discusso la possibilità in maniera molto seria.
Rober Iger, The ride of a lifetime

Chissà come sarebbe andata e chissà come andrà oggi. Vi segnalo anche sull’argomento:


  1. New York Times, Bob Iger, the former C.E.O. thought he was riding into the sunset. Now he’s reasserting control and reimagining Disney as a company with fewer employees and more thermometers.