Orgoglio Cinese

Piuttosto che assistere alla capitolazione di TikTok in mano americana, il governo di Pechino starebbe esercitando forti pressioni su ByteDance, la società proprietaria della popolare piattaforma di video sharing, per spingerla a chiudere definitivamente le operazioni negli Stati Uniti piuttosto che concludere un accordo di vendita con gli americani.

È quanto riporta Reuters citando fonti anonime di altissimo profilo. Da alcune settimane, ByteDance è in trattativa per vendere l’attività di TikTok negli Stati Uniti a potenziali acquirenti tra cui Microsoft e Oracle, dopo l’ordine esecutivo del presidente Donald Trump di inizio agosto che ha imposto un divieto su TikTok e WeChat, ritenute pericolose per la sicurezza nazionale.

Secondo gli americani tutti i dati degli utenti che passano attraverso le due piattaforme sarebbero condivisi con il governo di Pechino rendendole di fatto dei sistemi per lo spionaggio di massa grazie alla loro altissima diffusione soprattutto tra le fasce di età dei giovanissimi.

Negli Stati Uniti, TikTok ha circa 100 milioni di utenti attivi mensili e 50 milioni di utenti attivi giornalieri. La crescita più significativa si è registrata tra ottobre 2019 e giugno 2020, quando gli utenti sono cresciuti passando da 39,8 a 91 milioni. L’applicazione ha registrato a livello globale più di 2 miliardi di download1.

annomeseMAUs
2018gennaio11,2
2019febbraio26,7
2019ottobre39,8
2020giugno91,9
2020agosto100,0
Crescita dei Montly Active Users (MAUs) di TikTok negli Stati Uniti.

I funzionari cinesi ritengono che una vendita forzata farebbe apparire agli occhi del mondo tutta la debolezza della Cina di fronte alle pressioni di Washington, il che causerebbe un danno di immagine di portata inaccettabile per il paese. Il Council Information Office Cinese non ha fornito commenti alle richieste di chiarimenti provenute dall’agenzia di stampa Reuters, mentre ByteDance ha negato che il governo cinese abbia mai suggerito un’opzione di questo tipo.

ByteDance, dal canto suo, non ha alcuna intenzione di abbandonare le proprie ambizioni di affermarsi come potenza tecnologica globale e pur di riuscirci, sarebbe perfino disposta ad accomodare le richieste degli americani, cedendo il suo prodotto di punta. Tuttavia è costretta a fare i conti con la situazione avversa che si sta creando in patria: al fondatore, Zhang Yiming, è stata affibbiata l’etichetta di traditore. Sembrerebbe una reazione spontanea degli utenti dell’internet cinese di fronte all’eventualità della vendita di TikTok agli americani ma non sarebbe del tutto improbabile l’ipotesi che la macchina della propaganda si sia attivata per metterlo in cattiva luce e per esercitare su di lui ulteriori pressioni allo scopo di far saltare ogni possibile accordo.


  1. CNBC, TikTok reveals detailed user numbers for the first time. TikTok has about 100 million monthly active U.S. users, up nearly 800% percent from Jan. 2018. 

Il pivot dell’industria petrolifera

Difronte al crollo dei profitti dell’industria dei combustibili fossili e agli effetti della crisi climatica che minaccia l’intero settore, le compagnie petrolifere si stanno reinventando. Come? Producendo più plastica. Ma si trovano ad affrontare due problemi: molti mercati sono già sommersi dalla plastica e sono pochi i paesi disposti a diventare la discarica dei rifiuti plastici di tutto il mondo, il cui processo di smaltimento richiede complessi e costosi processi industriali.

Da quando la Cina nel 2018 ha chiuso i porti1 all’ingresso dei rifiuti plastici provenienti dagli altri paesi (fino al 1992 nel paese confluiva il 45% dei rifiuti plastici mondiali), gli esportatori hanno cercato nuove discariche, la maggior parte delle quali oggi sono localizzate nel continente africano. Solo per dare un’idea, l’export di rifiuti plastici verso i paesi dell’Africa è più che quadruplicato nel 2019 rispetto al 2018.

Nel 2019, secondo i dati riportati dal New York Times, gli esportatori americani hanno spedito quasi mezzo milione di tonnellate di rifiuti plastici in 96 paesi, formalmente destinati al riciclaggio. Nella realtà dei fatti, spesso la maggior parte di questi rifiuti viene smaltita nell’ambiente, andando ad inondare i fiumi e gli oceani con gli effetti devastanti sull’ambiente che tutti conosciamo.

esporterstonnellate
Hong Kong56,1
Stati Uniti26,7
Giappone22,2
Germania17,6
Messico10,5
Regno Unito9,26
Olanda7,71
Francia7,55
Belgio6,41
Canada3,89
Maggiori esportatori di plastica (dato cumulato 1988-2016). Valori in milioni di tonnellate).

C’è poi l’incognita coronavirus: la pandemia ha fatto crollare non solo i prezzi del petrolio e del gas, ma anche quelli della plastica. A luglio i colossi petroliferi tra cui Shell, Exxon Mobil e Chevron hanno riportato i peggiori risultati finanziari della storia. BP ha annunciato un piano shock che prevede tra l’altro un taglio di 10mila dipendenti, la maggior parte dei quali entro fine anno.

Nell’ultimo decennio, solo negli Stati Uniti, l’industria petrolifera ha investito più di 200 miliardi in impianti chimici destinati alla produzione di materie plastiche. Basti pensare che, ultimi dati alla mano, nel 2015 la produzione globale di plastica ha superato le 7,8 miliardi di tonnellate, con una crescita del 130% rispetto ai 3,39 miliardi del 2000. Il consumo nel paese è di 16 volte maggiore quello di molte nazioni povere ma le recenti restrizioni sulle plastiche monouso hanno fortemente penalizzato il settore riducendo drasticamente la domanda interna.


  1. ScienceAdvances, The Chinese import band and its impact on global plastic waste trade. 

Prove di guerra (mediatica)

Il Segretario di Stato americano Michael Pompeo ha dichiarato all’ABC che «enormi evidenze» collegano l’inizio del primo focolaio di coronavirus all’oramai famigerato laboratorio di Wuhan1 e che Pechino ha rifiutato di fornire agli scienziati internazionali l’accesso alla struttura per indagare cosa sia successo.

I can tell you that there is a significant amount of evidence that this came from that laboratory in Wuhan. These are not the first times that we’ve had a world exposed to viruses as a result of failures in a Chinese lab.
Michael Pompeo

A scanso di equivoci – almeno fino ad oggi – il coronavirus non sarebbe un’arma biologica creata in laboratorio. A sostenere infondata l’ipotesi è un team di ricercatori dell’università di Edimburgo attraverso un rapporto pubblicato a metà marzo sulla rivista Nature Medicine dove viene esplorata l’origine della SARS-CoV-2.


  1. Bloomberg Pompeo Says Enormous Evidence Links Virus to Wuhan Laboratory. 

I timori della seconda ondata

Leggevo stamattina su The Atlantic e su altre pubblicazioni locali, come il South China Morning Post, notizie non molto incoraggianti che arrivano da Hong Kong. La città, con 7,5 milioni di abitanti e una densità di popolazione tra le più alte al mondo 1, è stata nei mesi scorsi uno degli esempi più riusciti di contenimento della diffusione del coronavirus ma negli ultimi giorni la situazione pare stia precipitando di nuovo.

Nono sono riuscito a trovare dati più precisi ma la situazione pare sia questa. Sebbene Hong Kong non sia nuova a questo scenario – nel 2003 aveva affrontato un’epidemia di SARS – comincia a farsi largo la convinzione che il virus Covid-19 sia molto più difficile da contrastare e che gli sforzi per abbassare la curva dei contagi non siano una condizione sufficiente per poter tirare un sospiro di sollievo.

All’inizio di marzo il governo, nonostante il parere sfavorevole degli esperti1, ha autorizzato i dipendenti pubblici a rientrare negli uffici e anche le aziende private hanno iniziato una lenta ripresa verso la normalità. Continua…

The Big Nine

Ho appena finito di leggere The Big Nine1, pubblicato lo scorso anno da Amy Webb. Il libro è un interessante punto di vista sulle modalità con le quali nove giganti della tecnologia stanno governando lo sviluppo dell’intelligenza artificiale a livello globale. In particolare l’autrice mette in evidenza la netta contrapposizione nell’approccio allo sviluppo dell’IA che stanno seguendo le aziende del blocco cinese e quelle del blocco americano.

Del primo blocco fanno parte Baidu, Alibaba e Tencent (BAT), tre colossi profondamente legati al governo che, con una serie di politiche incentrate al controllo, ha inquadrato lo sviluppo dell’intelligenza artificiale nell’ambito di un più ampio programma strutturato finalizzato al predominio della Cina nell’economia globale.

Il secondo blocco, invece, è rappresentato da Google, Amazon, IBM, Facebook, Apple and Microsoft2 a cui la Webb si riferisce con l’appellativo G Mafia e il motivo è presto detto: a differenza della Cina, il governo degli Stati Uniti ha abdicato al suo ruolo guida nello sviluppo di un’intelligenza artificiale a servizio del paese, lasciandone le decisioni etiche e legali a poche società private che operano secondo opache modalità.

La faccio breve, per non togliervi il piacere della lettura, dicendo solo che, in estrema sintesi, è curioso scoprire come, nonostante gli approcci adottati da questi due gruppi per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale siano sostanzialmente differenti, essi risultano ugualmente problematici e potenzialmente dannosi per diverse ragioni.

Sono poco più di 300 pagine, in inglese, ma scorrono rapide e piacevoli.


  1. How the Tech Titans and Their Thinking Machines Could Warp Humanity, Ci piace pensare di avere il controllo sul futuro dell’intelligenza artificiale. La realtà, però, è che noi – le persone di tutti i giorni i cui dati alimentano l’intelligenza artificiale – in realtà non abbiamo il controllo di nulla. Quando, per esempio, parliamo con Alexa, contribuiamo con quei dati a un sistema che non possiamo vedere e in cui non abbiamo alcun input. Nove grandi aziende, Amazon, Google, Facebook, Tencent, Baidu, Alibaba, Microsoft, IBM e Apple, sono i nuovi dei dell’IA e stanno per cambiare a breve il nostro futuro per ottenere un guadagno finanziario immediato. 
  2. Nel gruppo inserirei anche Tesla, il cui sviluppo dell’IA alla base del sistema di Autopilot sta incornando una serie di problematiche non solo tecnologiche ma anche di natura etica. Segnalo questo articolo su The Conversation, Tesla’s problem: overestimating automation, underestimating humans

Coronavirus: l’epidemia si diffonde nel mondo

Tra ieri sera e stamattina ho raccolto alcuni commenti sul provvedimento di chiusura delle scuole adottato dal governo italiano per contenere la diffusione dell’epidemia da coronavirus. Mi pare che l’impressione diffusa sia quella di un provvedimento sproporzionato rispetto alla portata dell’infezione, per taluni addirittura inutile. Io non la penso del tutto così.

L’organizzazione mondiale della sanità ha innalzato il tasso di mortalità del virus al 3,4% 1 contro la stima iniziale del 2%. Inoltre l’organizzazione precisa:

This virus is not SARS, it’s not MERS, and it’s not influenza. It is a unique virus with unique characteristics.

Alle 8:00 di oggi gli ultimi dati aggiornati 2 mostravano:

Contagi nel mondo95.508
Guarigioni53.689
Decessi3.286
Tassi di mortalità3,4%
Contagi in Italia3.089
Decessi in Italia107
Dati alle 8:00 del 5 marzo 2020, fonte Worldometrics.

Nonostante la massiccia comunicazione sull’argomento, è come se molti italiani ritenessero la questione “gonfiata”, senza rendersi conto di quanto sia realmente complessa la gestione dell’emergenza nelle zone più colpite e nelle strutture sanitarie dove si assistono i malati con sintomatologie più gravi.

Inoltre, anche in Europa e nel resto del mondo, dopo una prima sottovalutazione dell’allarme, i governi stanno adottando misure drastiche di contenimento.

Il Guardian sta conducendo una campagna d’informazione contro il governo del Regno Unito, accusato di nascondere i dati reali sulla diffusione del virus dopo che, un improvviso aumento del 70% dei casi confermati ha spinto i funzionari sanitari a smettere di fornire aggiornamenti quotidiani sulla localizzazione delle nuove infezioni.

La situazione in breve ad oggi:

  • Il numero di contagiati in Cina ha superato, secondo le stime ufficiale, quota 3.000. Mercoledì i morti soono stati 31, tutti nella provincia di Hubei epicentro dell’epidemia.
  • In Corea del Sud sono più di 6.000 i casi di contagio confermati.
  • La California, con 53 casi, ha dichiarato lo stato di emergenza dopo il primo decesso di un uomo per complicazioni legate al virus.
  • Il ministro della Salute tedesco, Jens Spahn, ha definito l’epidemia una pandemia dopo che il numero dei contagiati in Germania è salito a 240.

  1. Word Health Organization, Globally, about 3.4% of reported COVID-19 cases have died. By comparison, seasonal flu generally kills far fewer than 1% of those infected. 
  2. Fonte Worldometers

Gli effetti del coronavirus sulla trimestrale di Apple

Mentre il totale dei contagi del virus Covid-19 continuano a crescere in tutta la Cina (75.335 confermati al 18 febbraio 2020), lunedì in una nota agli investitori, Apple ha dichiarato che gli effetti globali dell’epidemia stanno avendo ripercussioni sui profitti dell’azienda che non sarà in grado di rispettare le previsioni della trimestrale di marzo 1 2

Nella nota si legge:

Il lavoro sta iniziando a riprendere in tutto il Paese, ma il ritorno alle normali condizioni è più lento del previsto. Di conseguenza, non ci aspettiamo di rispettare la guidance sui ricavi che abbiamo fornito per il trimestre di marzo a causa di due fattori principali.

Di seguito le previsioni riportate nella quarterly guidance di gennaio:

ricavitra i 63 e i 67 miliardi di $
margine lordotra il 38% e il 39%
costi operativitra i 9,6 e i 9,7 miliardi di $
altre entrate250 milioni di $
tax ratecirca il 16,5%

Il primo fattore è una temporanea carenza nelle disponibilità di iPhone a livello globale, dovuta alla chiusura dei siti produttivi del paese per limitare i contagi. Il secondo, è la contrazione della domanda dei prodotti in Cina a causa della chiusura di tutti gli Apple Store e dei negozi partner. Apple comunque rassicura che la domanda dei propri prodotti e servizi al di fuori della Cine resta comunque alta e in linea con le aspettative.

Dopo il comunicato, Tim Cook ha inviato una nota interna ai dipendenti specificando: 3

Corporate offices and contact centers have reopened across China, and our stores are starting to reopen, but we are experiencing a slower return to normal conditions than we had anticipated. This afternoon, I shared this update with our community of shareholders and investors to note that we do not expect to meet the revenue guidance we provided for the March quarter. Outside of China, customer demand across our product and service categories has been strong to date and in line with our expectations. Apple is fundamentally strong, and this disruption to our business is only temporary.


  1. Apple, previsioni della trimestrale marzo 2020. 
  2. Apple, Investor update on quarterly guidance. 
  3. Bloomberg, Apple’s Cook outlines slower return to normal in memo to staff. 

Sindrome cinese

Secondo quanto riporta la CNN, le autorità cinesi stanno impiegando droni con altoparlanti per rimproverare gli abitanti di villaggi e città per non aver indossato le maschere protettive e per aver favorito il diffondersi dell’epidemia.

Sempre a proposito di virus, a volte la realtà supera la fantasia. È il caso di Diario di un sopravvissuto agli zombie, il primo dei quattro libri sugli zombie di J.L. Bourne dove si legge qualcosa che sa di familiare:

Sembra che stia succedendo qualcosa in Cina, perché le notizie locali parlano di una specie di virus influenzale che ne sta facendo fuori parecchi laggiù. La situazione sta iniziando a surriscaldarsi. Le notizie dicono che abbiamo perso più di dieci medici in questa storia.
Quello che ci dicono i nostri operatori della human intelligence della CIA in Cina è che lì la malattia è dilagata in modo incontrollato per più di tre settimane e che sono in uno stato di devastazione.
J. L. Bourne

Vi consiglio i primi due volumi della serie, mentre gli ultimi due potete risparmiarveli: