Il business globale del vaccino contro il Covid-19

Entro la fine dell’anno saranno pronti per essere distribuiti almeno due o tre vaccini contro il Covid-19. Entro il primo trimestre del 2021, diversi milioni di persone avranno probabilmente ricevuto la prima dose del vaccino prodotto da Pfizer, Moderna o AstraZeneca.

Quartz ha tracciato l’impatto economico per le case farmaceutiche tirando fuori alcuni numeri:

  • 1 trilione di dollari: stima dei ricavi globali annui dei vaccini nell’era pre-Covid-19.
  • 4 miliardi di dollari: stima dei ricavi globali annui del vaccino antinfluenzale.
  • 10 miliardi di dollari: stima dei ricavi globali annui del vaccino contro il Covid-19 fintantoché il virus continuerà ad essere considerato un pericolo per la salute pubblica.
  • 7 miliardi di dollari: ricavi annui che Merck genera dalla sola commercializzazione dell’antitumorale Keytruda1.
  • 3 di dollari: costo minimo per dose del vaccino anti Covid-19 di AstraZeneca.
  • 25-27 di dollari: costo per dose del vaccino anti Covid-19 di Moderna.

  1. Keytruda, la terapia immunoterapeutica per il trattamento di varie forme di cancro. 

Meglio del previsto

Poche ore fa, il Dipartimento del lavoro degli Stati Uniti ha reso noti i dati sull’occupazione del paese e, a dispetto dei più cupi catastrofismi circolati tra marzo e giugno di quest’anno, sono inaspettatamente buoni. Nel periodo si sono aggiunte 238mila nuove assunzioni e il tasso di disoccupazione è sceso più del previsto, di quasi 2 punti percentuali, all’8,4%. L’incremento delle assunzioni è distribuito in tutti i settori industriali e in tutte le fasce demografiche.

Il Segretario del lavoro, Eugene Scalia, ha dichiarato:

Today’s jobs report is encouraging news for American workers heading into Labor Day. The report significantly beat expectations, with the unemployment rate dropping to 8.4 percent even as more Americans entered the labor force. Unemployment fell across all demographics, and the 1.4 million jobs added showed increases across most industry sectors.
Eugene Scalia

A fine maggio, dopo 9 settimane dell’inizio della diffusione della pandemia, l’emorragia di posti di lavoro negli Stati Uniti aveva toccato cifre record con 39,6 milioni di nuovi disoccupati in 9 settimane. Secondo il Census Bureau1 il 47% degli occupati dai 18 anni in su aveva perso il lavoro e secondo lo scenario della FED, entro l’estate, il tasso di disoccupazione avrebbe superato il 30%. Per fortuna le cose pare stiano prendendo una piega meno drammatica.

Già a luglio il tasso di disoccupazione era sceso al 10,2% rispetto all’11,1% di giugno e questo trend positivo ravviva la speranza che l’economia del paese possa riprendersi nonostante il Covid-19 continui ancora a circolare. Fin qui, sembrerebbe che le cose stiano andando per il meglio ma c’è un dato scomodo che non può essere sottovalutato: anche ad agosto molte grandi aziende hanno proceduto ad avviare massicci piani di licenziamenti. Segnalo:

American Airlines, la più grande compagnia aerea del mondo con 133,7mila dipendenti a livello globale, ha annunciato 19mila licenziamenti. United Airlinse procederà al taglio di 16.370 dipendenti al 1° ottobre. Ford Motor ha presentato un piano di ristrutturazione pluriennale da 11 miliardi di dollari che prevede un taglio di 1.400 posti di lavoro.

In Europa gli aiuti messi in campo dagli stati hanno per ora scongiurato la catastrofe anche se c’è il sospetto che, qualora le reti di protezione dell’occupazione dovessero venire meno, potrebbe realizzarsi uno scenario da incubo con 59 milioni di posti di lavoro spazzati via nel giro di pochi mesi.


  1. Census Bureau, Among the population of adults 18 and over, 47% either lost employment income or another adult in their household had lost employment income since March 13. Thirty-nine percent of adults expected that they or someone in their household would lose employment income over the next four weeks. 

Il lento declino dei PC e dei tablet

Nel primo semestre del 2020 c’è stata una ripresa nelle vendite dei PC e dei tablet la cui domanda è stata trainata in gran parte dagli effetti della pandemia di coronavirus che ha imposto il lavoro da casa per milioni di persone in tutto il mondo. Entro fine anno si prevede una crescita del 3,3% del mercato dei dispositivi informatici personali (PC, tablet e Workstation) con volumi complessivi intorno ai 425,7 milioni.

Per quanto riguarda il solo mercato dei personal computer, nel secondo trimestre del 2020, Gartner stima una crescita del 2,8% rispetto allo stesso periodo del 2019:

produttoreQ1 2020Q2 2020
Lenovo12,6116,20
HP11,1116,17
Dell10,1610,65
Apple3,564,37
Asus2,63,59
Acer2,94,01
Altri8,699,83
Previsioni globali di vendita dei personal computer nei primi due trimestri del 2020. Valori unitari in milioni. Fonte Gartner.

The second quarter of 2020 represented a short-term recovery for the worldwide PC market, led by exceptionally strong growth in EMEA. Additionally, mobile PC growth was particularly strong, driven by several factors including business continuity for remote working, online education and consumers’ entertainment needs. However, this uptick in mobile PC demand will not continue beyond 2020, as shipments were mainly boosted by short-term business needs due to the impact of the COVID-19 pandemic.
Gartner, 9 luglio 2020

Il dato di quest’anno è insolitamente molto positivo se si considera che il 2019 è stato un anno che ha registrato un forte aumento nelle vendite dovuto in gran parte alla transizione obbligata dagli obsoleti sistemi con Windows 7, il cui supporto è stato terminato da Microsoft all’inizio di quest’anno.

Tuttavia guardando in avanti si prevede che questo mercato riprenderà il suo lento declino di lungo termine, con un tasso di crescita negativo del -2,4% nel periodo 2020-2024.

categoria20202024CAGR 20-24
desktop72,866,0-2,4%
notebook198,3193,8-0,6%
workstation5,07,18,9%
tablet (detach)62,157,3-2,0%
tablet (slate)87,565,4-7,0%
total425,7389,6-2,2%
Previsioni globali di vendita dei dispositivi informatici personali nel periodo 2020-2024. Fonte IDC Worldwide Quarterly Personal Computing Device Tracker, 1° settembre 2020. Valori unitari in milioni.

Sugli smartphone pieghevoli

Autunno, tempo di nuovi telefoni e soprattutto di smartphone pieghevoli. Quest’anno i grandi produttori come Samsung, Motorola, LG e Microsoft proveranno a convincerci del fatto che questi dispositivi rappresentano il futuro e sono pronti per il mercato di massa. Può darsi, se non fosse per un paio di aspetti sostanziali che temo non ne faranno brillare le vendite: il design e il prezzo.

Secondo le stime di Gartner entro il 2021 le vendite globali di questi dispositivi potrebbero raggiungere le 31 milioni di unità (Covid-19 permettendo), con una quota del 5% nel mercato dei telefoni di fascia alta.

announitsYoY%
20193,2
202013,6+ 325%
202130,4+ 124%
202250,1+ 65%
Previsioni di vendita globali degli smartphone pieghevoli nel periodo 2019 – 2022. Valori unitari in milioni.

Per fornire un metro di paragone, nel 2019 si stima siano stati venduti circa 1,8 miliardi di smartphone.

While Gartner analysts expect foldable phones to potentially re-inject innovation in the smartphone market, they are cautious about their short-term uptake due to trade-offs. Gartner estimates that foldable phones will account for 5 percent of high-end phones by 2023, amounting to 30 million units.
Gartnera

La maggior parte di questi dispositivi ha un design orribile: sono brutti, ma brutti per davvero. Il Galaxy Z Fold 2, nonostante alcuni miglioramenti rispetto al precedente modello, pare un prototipo assemblato mslr. Lo schermo in materiale plastico sembra terribile, presenta avvallamenti sulla superficie e, dalla recensioni video in circolazione, è fastidiosamente riflettente. Il prezzo dovrebbe aggirarsi intorno ai 2.000 euro, uno sproposito. Ah, non è neanche waterproof. Non si salva nemmeno il fratello più piccolo, lo Z Flip, per gli stessi motivi appena citati.

Bisogna riconoscere a Huawei che il Mate Xs, dal punto di vista del design, è decisamente migliore rispetto ai Galaxy ma l’impressione diffusa è che la tecnologia dei display pieghevoli sia ancora troppo poco matura per essere impacchettata in un prodotto davvero attraente. E poi c’è il prezzo: circa 2.600 euro e non aggiungo altro.

Il tanto atteso Surface Duo di Microsoft arriverà a giorni, e tra tutti è quello più bello. Piuttosto che per un singolo display pieghevole, Microsoft ha optato per un doppio schermo in vetro. Non posso negare fino in fondo che il risultato non sia piacevole da guardare ma lo spessore dei bordi superiori e inferiori è un cazzotto in un occhio. Inoltre, sebbene sia molto sottile, non pare molto pratico per portarlo dentro la tasca dei calzoni e fare telefonate. C’è poi la solita questione del prezzo: a partire da 1.399 dollari negli Stati Uniti.

In questo segmento Apple si sta dimostrando più cauta: sembra stia lavorando a un prototipo di iPhone pieghevole, con la stessa filosofa del Microsoft Duo, ma la possibilità di un rilascio a breve sul mercato è molto remota.

Zoom quadruplica i ricavi e il titolo vola a Wall Street

Mentre molti settori dell’economia globale faticano a mitigare gli effetti negativi dei lockdown imposti della pandemia, alcune aziende come Zoom Video Communication, che fa capo alla popolare piattaforma di video conferenza, hanno realizzato risultati record.

Nella secondo trimestre dell’anno i ricavi di Zoom sono saliti a 663,5 milioni di dollari, il 32% in più rispetto alle stime degli analisti che puntavano a 500,5 milioni. Se confrontati al dato dello stesso periodo del 2018 stiamo parlando di una crescita del 355% su base annua. L’utile netto del trimestre è stato di 185,9 milioni di dollari rispetto ai 5,5 milioni del secondo trimestre 2019.

Q2 2020Q2 2019
revenue663,5145,8
cost of revenue192,227,9
net income185,95,5
Risultati ed economici relativi alla seconda trimestrale del 2020 di Zoom Video Communication Inc.

Eric Yuan, CEO di Zoom, ha dichiarato:

Our ability to keep people around the world connected, coupled with our strong execution, led to revenue growth of 355% year-over-year in Q2 and enabled us to increase our revenue outlook to approximately $2.37 billion to $2.39 billion for FY21, or 281% to 284% increase year-over-year.
Eric Yuan

Per il terzo trimestre la società prevede tra i 685 e i 690 milioni di ricavi e per l’anno fiscale 2021 una crescita dei ricavi complessiva tra i 2,37 e i 2,39 miliardi di dollari. A ridosso della comunicazione dei risultati, il valore delle azioni della società, è cresciuto del 30%: l’attuale capitalizzazione di mercato è di 120 miliardi di dollari, 25 miliardi di più rispetto allo scorso anno. In pratica la società vale più di colossi come IBM e AMD1.

La popolarità di Zoom è esplosa nei primi mesi dell’anno, contestualmente alle restrizioni imposte dal covid-19 e l’applicazione, in pochi mesi, ha avuto una copertura mediatica intensissima, non sempre positiva. Ad aprile alcune aziende tra cui Google, Apple, SpaceX e Nasa avevano vietato ai propri dipendenti l’utilizzo della piattaforma a causa di significativi problemi di sicurezza. Una della falle più gravi riguardava il cosiddetto Zoombombing, un fenomeno in espansione in cui dei potenziali intrusi potevano dirottare le videochiamate mostrando ai partecipanti discorsi di odio, immagini offensive e pornografia.

É poi discutibile l’utilizzo che ne hanno fatto alcune aziende durante i momenti iniziali della pandemia: tra queste c’è Bird che ha licenziato più di 400 dipendenti, il 30% del suo staff, durante una call di 2 minuti sulla piattaforma.


  1. CNBC, Zoom’s market cap now stands at more than $120 billion, up from $25 billion a year ago. The company is now larger than IBM and AMD. 

Stati Uniti: disoccupazione in calo a luglio

A luglio il tasso di disoccupazione degli Stati Uniti è sceso al 10,2% rispetto all’11,1% di giugno1. È un segnale incoraggiante che apre uno spiraglio di ottimismo dopo i numeri tragici registrati tra marzo e maggio di quest’anno quando, a causa della pandemia, in nove settimane si sono registrati 38,6 milioni di nuovi disoccupati. A marzo, all’inizio della pandemia, la FED aveva lanciato l’allarme stimando che, entro l’estate, il tasso di disoccupazione sarebbe potuto salire al 30%, con una riduzione del PIL del 50%.

A fine marzo, David Rotman, su MIT Technology Review scriveva2:

The shutdown of much of the service economy—think restaurants, hotels, and retail stores—in an attempt to slow down the spread of the coronavirus is sending the US toward a deep recession. It isn’t a question of “if.” It’s a question of how deep it will get, how long it will last, and perhaps most important, who will be hit hardest by this devastating downturn.
David Rotman

L’economia del paese si sta lentamente rimettendo in moto, le aziende tornano timidamente ad assumere personale anche se il clima di incertezza globale rende il tutto più difficoltoso. Il numero dei disoccupati resta comunque molto alto, superiore al picco del 10% registrato durante la crisi finanziaria globale del 2008 e quasi di tre volte superiore al 3,5% registrato a febbraio 2020.

Trovate i dati aggiornati a luglio sui massicci licenziamenti messi in atto dalle più note startup tecnologiche della Silicon Valley, da Uber, Airbnb, Groupon e altre nel post segnalato nel link.

Segnalo anche quest’altro post di un paio di giorni fa, con i dati di uno studio di McKinsey secondo cui, a causa del prolungarsi degli effetti della pandemia, in Europa sarebbero a rischio 59 milioni di posti di lavoro.


  1. Trending Economics
  2. MIT Technology Review, The official jobless numbers are horrifying. The real situation is even worse. 

In Europa a rischio 59 milioni di posti di lavoro

Leggevo stamattina i numeri impietosi di questo studio1 di McKinsey & Company secondo cui in Europa sarebbero a rischio 59 milioni di posti di lavoro a causa degli effetti prolungati della pandemia a livello globale e della riduzione degli interventi statali a sostegno dell’occupazione. Sono il 26% del totale. In altre parole, un vero e proprio tsunami di licenziamenti sta per abbattersi sull’Europa: l’effetto sarà duraturo e non terminerà con la fine dell’emergenza sanitaria. Nel report si legge:

We estimate that up to nearly 59 million jobs across Europe are potentially at risk of reductions in hours or pay, temporary furloughs, or permanent layoffs.
Safeguarding Europe’s livelihoods: Mitigating the employment impact of COVID-19.

Tra i settori più colpiti quello delle vendite, della ristorazione e dei servizi:

sectorjobs at risk%
customer service and sales14,425%
food and services7,613%
building6,812%
production5,39%
office support4,98%
community services4,78%
mechanical installation2,64%
creatives and arts1,73%
management1,33%
Valori in milioni, fonte McKinsey.

Alcune grandi aziende hanno già annunciato piani di riduzione dei costi fissi che prevedono, oltre ai licenziamenti, una riduzione nelle ore da rendere e nelle retribuzioni. Segnalo tra le principali:

  • Airbus ha annunciato il taglio di 15mila posti di lavoro a livello globale per gestire quella che Guillame Faury, amministratore delegato della società ha definito «una crisi senza precedenti nel settore del trasporto aereo».
  • BP, il colosso petrolifero ed energetico, con un fatturato di 282,6 miliardi di dollari nel 2019, ha annunciato un piano shock con blocchi agli aumenti di stipendio, alle promozioni, ai bonus e un taglio di 10mila dipendenti la maggior parte dei quali previsti entro la fine dell’anno.
  • Renault ha annunciato un piano di riduzione di due miliardi di costi in tre anni per garantire una «nuova competitività» basato su riqualificazione del personale, mobilità interna e uscite volontarie che impatterebbe su circa 15mila dipendenti a livello globale.
  • Lufthansa ha annunciato un surplus di 22mila posizioni full-time precisando che il taglio sarà di carattere permanente anche dopo la crisi.
  • Air France prevede di tagliare oltre 7.600 dipendenti, pari al 17% del totale, entro il 2022.
  • McLaren ha approvato un piano di ristrutturazione che prevede il taglio di 1.200 dipendenti.

In Italia il sistema di tutela e il blocco dei licenziamenti non reggerà ancora a lungo; il nostro sistema economico, già provato da anni di difficoltà, non può permettersi un prolungamento di questa situazione. Secondo un recente rapporto dell’OCSE, nel nostro paese sono a rischio 1,5 milioni di posti di lavoro entro la fine dell’anno. A maggio il tasso della disoccupazione giovanile è salito al 17,6%. Prepariamoci al peggio, le prospettive non sono buone.


  1. Safeguarding Europe’s livelihoods The EU-27 countries have introduced varying degrees of stay-at-home mandates or advisories owing to COVID-19, as has the United Kingdom. As of April 7, almost all of the 230 million employees across the EU-27 and the United Kingdom are affected—through the closing of nonessential shops, implementation of remote working and physical-distancing guidelines, cancellation of events, institution of travel bans (including internal travel, in the case of Italy), and in some cases, even full-on production stops.4 This has had a significant impact on the economy, with reduced discretionary spending and consumer confidence, putting many companies in a precarious position. 

Airbnb, perdite record nel secondo trimestre 2020

Airbnb ha reso noti i risultati economici del secondo trimestre dell’anno che hanno registrato perdite record. I ricavi sono scesi a 335 milioni di dollari, con una contrazione del 67% rispetto ai ricavi dello stesso periodo del 2019 che avevano superato il milione di dollari. Le perdite nette hanno superato i 400 milioni, contro i 341 milioni del primo trimestre dell’anno durante il quale si erano registrati ricavi per 842 milioni.

Q1 20Q2 20
ricavi842335
perdite nette341400
Risultati economici di Airbnb nel primo semestre del 2020. Valori in milioni di dollari.

Il settore dei viaggi è stato uno dei più colpiti dagli effetti della pandemia che non ha risparmiato l’industria delle startup tecnologiche e la società è stata costretta a prendere misure drastiche. A maggio ha licenziato 1.900 dipendenti, circa il 25% della forza lavoro totale, nel tentativo di contenere i costi e mitigare gli effetti del lockdown, e lo sbarco in borsa previsto per il 31 marzo1 è stato rimandato probabilmente a fine anno.


  1. Bloomberg, Airbnb had been one of the most highly anticipated stock listings of this year. Chief Executive Officer Brian Chesky had originally intended to initiate the listing process with the U.S. Securities and Exchange Commission on March 31. That was before Covid-19 closed borders, ground flights to a halt and left the company with more than $1 billion in cancellations. With the markets in turmoil, plans were put on hold. 

Pacchetti di compensation

Bloomberg ha pubblicato oggi la lista dei Chief Executive Officer più pagati negli Stati Uniti nel 2019. Appartengono perlopiù ad aziende tecnologiche e i loro pacchetti di compensation hanno raggiunto quotazioni talmente alte da superare quelle realizzate dei banchieri negli anni più floridi precedenti la crisi finanziaria.

In cima alla classifica figura Elon Musk, a capo di Tesla e Space X, con una remunerazione complessiva pari a 595,3 milioni di dollari. Tra gli altri compaiono:

1Elon MuskTesla$ 595,3
2Tim CookApple$ 133,7
7Robert SwanIntel$ 99,0
8Sundar PichaiAlphabet$ 86,1
9Satya NadellaMicrosoft$ 77,2
Bloomberg Pay Index. Valori in milioni di dollari.

Mentre la pandemia sta mettendo a nudo le disuguaglianze economiche globali è evidente un fatto: che c’è un’economia che funziona straordinariamente bene per pochi, molto meno per tutti gli altri.

L’effetto della pandemia sulle startup tecnologiche

Il Wall Street Journal riporta oggi un interessante articolo1 che descrive gli effetti provocati della pandemia sulle startup tecnologiche, in particolare quelle che operano nel settore finanziario, dei trasporti e dei viaggi a livello globale. Secondo alcune stime, da marzo a luglio più di 70mila specialisti del settore hanno perso il lavoro, 25mila dei quali nell’area della Silicon Valley.

A causa della contrazione dei ricavi, degli alti costi strutturali e della fragile situazione finanziaria in cui versano molte aziende, i licenziamenti si sono resi necessari per garantire la sopravvivenza delle imprese in questo periodo di drastica contrazione dei profitti.

Ho cercato di aggregare un po’ di dati che mostrano numeri impressionanti. Solo per citarne alcuni: Uber2, ha licenziato a livello globale circa 8.000 dipendenti, dei quali 6.300 nell’area di San Francisco; Groupon 2.800, Airbnb3 1.900, Yelp e Magic Leap 1.000.

CompanyLayoff%Industry
Uber6.30027%Transportation
Groupon2.80044%Retail
Airbnb1.90025%Travel
Yelp1.00017%Consumer
Magic Leap1.00050%Consumer
Lyft98217%Transportation
TripAdvisor90025%Travel
Eventbrite50045%Consumer
Deliveroo36715%Food
WeWork250n/aReal Estate
GoPro20020%Consumer
Houzz15510%Consumer
Licenziamenti nelle principali startup tecnologiche nel periodo marzo – luglio 2020.

Qui trovate un precedente elenco aggiornato agli inizi di maggio maggio e un’interessante inforgrafica su Bloomberg anche se i dati sono fermi a fine maggio.

Infine, nel primo trimestre dell’anno, i finanziamenti globali del settore sono scesi a 67 miliardi di dollari, con un calo del 22% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.


  1. The Wall Street Journal, Technology startups have been laying off tens of thousands of workers to cope with the economic fallout of the coronavirus pandemic, potentially blunting a key innovation pipeline for the enterprise information-technology market, according to industry analysts. 
  2. Interrupt, Uber, Lyft e i dubbi sulla redditività di lungo periodo del settore. 
  3. Interrupt, Airbnb taglia 1.900 dipendenti, il 25% del totale.