Una buona scusa

Leggevo sul San Francisco Chronicle che tra le numerose aziende che stanno ripensando le modalità di lavoro a distanza c’è Pinterest. La società ha recentemente annullato il contratto di locazione di 490mila metri quadri nell’edificio in costruzione 88 Bluxome di San Francisco1. La società ha sborsato una penale di 89,5 milioni di dollari per recedere dagli accordi del progetto i cui obblighi complessivi si sarebbero aggirati intorno ai 440 milioni.

Todd Morgenfeld, l’amministratore delegato della società ha dichiarato:

As we analyze how our workplace will change in a post-COVID world, we are specifically rethinking where future employees could be based. A more distributed workforce will give us the opportunity to hire people from a wider range of backgrounds and experiences.
Todd Morgenfeld, CEO di Pinterest

Nel secondo trimestre del 2020, Pinterest (2.400 dipendenti a livello globale e 416 milioni di utenti) ha registrato 272 milioni di dollari di ricavi, con un incremento pari al 4% rispetto allo stesso periodo del 2019, e una crescita del 39% della sua user-base. Tuttavia, la società stenta a generare profitti: il trimestre aprile-giugno si è concluso con una perdita netta di 100,7 milioni e nei trimestri precedenti non è andata meglio:

quarterrevenuenet loss
Q2 20$ 272,49$ -100,75
Q1 20271,94-141,20
Q4 19399,90-35,72
Q3 19279,70-124,73
Q2 19261,25-1.159,5
Q1 19201,91-41,42
Pinterest, serie storica dei ricavi e delle perdite nette nei primi due trimestri del 2020 e nei trimestri del 2019. Valori in milioni di dollari.

Considerando il livello di incertezza derivante dallo stato dell’economia globale, molte aziende hanno avviato dei piani strutturali di contrazione dei costi fissi, non solo attraverso numerosi licenziamenti, ma anche valutando la possibilità di ridurre o in qualche caso addirittura azzerare i costi delle facility.

Questa tendenza si sta rapidamente diffondendo nella Bay Area dove la pandemia ha provocato un vero e proprio terremoto nel tessuto sociale ed economico della zona. In tre mesi sono evaporati 136mila posti di lavoro: i settori dell’accomodation, della ristorazione e quello immobiliare risultano i più duramente colpiti ma anche le aziende tecnologiche non sono rimaste immuni dall’emorragia di posti di lavoro, con decine di migliaia di licenziamenti avvenuti tra marzo e giugno.

Twitter consentirà a tutti i dipendenti che lo desiderano di lavorare in Smart Working per sempre.

Mark Zuckerberg a maggio ha annunciato che nel giro di 10 anni, più della metà dei dipendenti di Facebook lavoreranno in Smart Working: stiamo parlando di circa 24mila dipendenti sui 48mila della società, distribuiti in 70 uffici a livello globale. In un’intervista su The Verge, il CEO di Facebook ha detto:

We’re going to be the most forward-leaning company on remote work at our scale. We need to do this in a way that’s thoughtful and responsible, so we’re going to do this in a measured way. But I think that it’s possible that over the next five to 10 years — maybe closer to 10 than five, but somewhere in that range — I think we could get to about half of the company working remotely permanently.
Mark Zuckerberg

In questo caso il Covid-19 c’entra poco e niente: Facebook, infatti è più in salute che mai. Nel secondo trimestre del 2020 ha registrato 18,3 miliardi di dollari di ricavi, con un reddito netto di 5,1 miliardi e cioè rispettivamente pari a +10% e +98% se si confrontano i valori con quelli dello stesso periodo del 2019. Ma Facebook non è la sola società in questa situazione, tanto che il sospetto che la pandemia sia una scusa perfetta per le aziende per mettere in atto piani di revisione dei costi, senza ledere le proprie immagini pubbliche, diventa una sorta di tarlo ricorrente.

Nonostante lo scenario economico sia quello che è, c’è però una buona notizia: a luglio il tasso di disoccupazione degli Stati Uniti è sceso al 10,2% rispetto all’11,1% di giugno. È un segnale incoraggiante che apre uno spiraglio di ottimismo dopo i tragici numeri registrati tra marzo e maggio di quest’anno.

Da noi la situazione è più delicata. Secondo un recente studio di McKinsey a causa del prolungarsi degli effetti della pandemia, in Europa sarebbero a rischio 59 milioni di posti di lavoro. Speriamo bene, ma l’aria non è buona.

Vi segnalo questa infografica sulla magnitudine dei licenziamenti delle maggiori startup tecnologiche a causa degli effetti del Covid-19 pubblicata su Visual Capitalist.


  1. San Francisco Chronicle, Pinterest cancels huge SF office lease in unbuilt project, citing work-from-home shift. 

7 Commenti

  • Sono della tua stessa idea e che cioè il covid per molte aziende (in salute) sarà la scusa per licenziamenti di massa che prima non potevano fare perché altrimenti non sarebbero stati giustificati. Poi a seguire verrà lo smart working che servirà a far perdere i pochi diritti rimasti ai lavoratori tanto che il regime orario sarà sostituito dall'obiettivo che implicherà praticamente giornate infinite di lavoro senza nessuna tutela. Spero vivamente di sbagliarmi ma ho paura che finiremo così.
    • Succede ad ogni crisi. Fanno un po' come le pulizie di primavera. Successe nel 2004, poi nel 2008-2010 e ora.
      • Hai ragione, Simone. Ma questa volta la proporzioni degli effetti sembrano davvero eccessive.
    • E certo che andrà così! Non c'è nemmeno da dubitarne un attimo! Condivido il pensiero di Giorgio perché a me è capitato proprio quello che descrive come a tanti altri miei conoscenti ma meglio così che in cassa integrazione... questo autunno sarà di fuoco e se poi il governo leverà il blocco dei licenziamenti saranno dolori seri per tutti!
      • Non c'entra niente col l'articolo ma che figata è il blog così? Ma i disegni li fai tu? Posso sapere con che cosa? Mi sembra di aver letto Procreate giusto o Illustrator? Grazie!
        • Io però non ci vedo niente di male. Lavorare in Smart working è una grande comodità, uno si evita il tragitto per andare in ufficio, puoi dedicarti a quello che devi fare con i tempi che meglio desideri e per quella che è stata la mia esperienza forzata dal lockdown si è più produttivi. Poi è ovvio che per in azienda tenere un ufficio costa e costa pure tanto ma secondo me così ci guadagniamo tutti quanti.
          • “Mai sprecare una buona crisi” - Winston Churchill. E onestamente non ci vedo nulla di male da un certo punto di vista (non mi riferisco ai tagli di personale - anzi!). Nella crisi che c'è va assolutamente cambiato in meglio tutto ciò che é possibile cambiare ed evolvere.